Torraccia del Bosco
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tipologia:
Torre
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quota:
230m -
anno:
1180 -
epoca:
Medioevale
Torraccia del Bosco
Fortificazione posta all'interno della sella montuosa meridionale della Valle di Baccano, della quale non esistevano, prima di questo, studi che ne analizzassero le murature e che ne aiutassero la comprensione di datazione e funzione.
La funzione primaria di questa torre era quella di segnalazione e dunque si è proceduto con l'analisi della linea di comunicazione basata su posizioni sensibili ed elevate lungo la Via Cassia, e questo ha permesso di studiare la Torraccia del Bosco sotto una nuova luce.
La Torraccia infatti si trova all'imboccatura occidentale della Valle del Sorbo, ed ha una linea di comunicazione diretta con il Castello del Sorbo, complesso di X secolo situato su uno sperone tufaceo nel lato orientale della stessa valle e che nel XV secolo è stato rimaneggiato con l'impianto di un monastero dedicato al culto mariano.
Una ulteriore indagine sulle fonti ha permesso di individuare le vicende storiche della Valle del Sorbo nella seconda metà del XII secolo, vicende che vedono come protagonisti i monaci del monastero di S. Paolo fuori le Mura, proprietari di questi territori, che a seguito delle molte usurpazioni da parte della famiglia Teobaldi, enfiteuti del Castello e della Valle del Sorbo, riuscirono e ricondurre queste terre all'obbedienza solo grazie all'intervento diplomatico dell'Imperatore Enrico VI.
La torre potrebbe dunque essere una manifestazione di questa rinnovata supremazia, posta a difesa di un territorio nuovamente sottomesso ed a controllo di uno snodo viario dato che proprio in prossimità vi è la strada che congiungeva Formello con Cesano, dunque una funzione strategica di difesa sia attiva che passiva.
La Torraccia non presenta tracce di uno sfruttamento prolungato, fatto che potrebbe spiegarsi con l'abbandono del Castello del Sorbo nel corso del XIV secolo, e quindi con il crollo delle sue funzioni originarie dopo solo un secolo e mezzo di attività .Nel corso dei secoli successivi questa struttura è stata probabilmente sfruttata come covo dai vari banditi che hanno sempre popolato le horride selve circostanti per derubare i viaggiatori lungo la Via Cassia, ed è giunta fino ad oggi in ancora buone condizioni, conservando tutti gli elementi della muratura originaria e circa 14 metri di elevato.
La funzione primaria di questa torre era quella di segnalazione e dunque si è proceduto con l'analisi della linea di comunicazione basata su posizioni sensibili ed elevate lungo la Via Cassia, e questo ha permesso di studiare la Torraccia del Bosco sotto una nuova luce.
La Torraccia infatti si trova all'imboccatura occidentale della Valle del Sorbo, ed ha una linea di comunicazione diretta con il Castello del Sorbo, complesso di X secolo situato su uno sperone tufaceo nel lato orientale della stessa valle e che nel XV secolo è stato rimaneggiato con l'impianto di un monastero dedicato al culto mariano.
Una ulteriore indagine sulle fonti ha permesso di individuare le vicende storiche della Valle del Sorbo nella seconda metà del XII secolo, vicende che vedono come protagonisti i monaci del monastero di S. Paolo fuori le Mura, proprietari di questi territori, che a seguito delle molte usurpazioni da parte della famiglia Teobaldi, enfiteuti del Castello e della Valle del Sorbo, riuscirono e ricondurre queste terre all'obbedienza solo grazie all'intervento diplomatico dell'Imperatore Enrico VI.
La torre potrebbe dunque essere una manifestazione di questa rinnovata supremazia, posta a difesa di un territorio nuovamente sottomesso ed a controllo di uno snodo viario dato che proprio in prossimità vi è la strada che congiungeva Formello con Cesano, dunque una funzione strategica di difesa sia attiva che passiva.
La Torraccia non presenta tracce di uno sfruttamento prolungato, fatto che potrebbe spiegarsi con l'abbandono del Castello del Sorbo nel corso del XIV secolo, e quindi con il crollo delle sue funzioni originarie dopo solo un secolo e mezzo di attività .Nel corso dei secoli successivi questa struttura è stata probabilmente sfruttata come covo dai vari banditi che hanno sempre popolato le horride selve circostanti per derubare i viaggiatori lungo la Via Cassia, ed è giunta fino ad oggi in ancora buone condizioni, conservando tutti gli elementi della muratura originaria e circa 14 metri di elevato.




