Santuario mitraico di Bisenzio
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tipologia:
Mitreo
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quota:
316m -
anno:
0 -
epoca:
Imperiale
Santuario mitraico di Bisenzio
Un santuario mitraico situato anch'esso a poca distanza dall'antico centro di Bisenzio. Al 30 aprile 1997, data di redazione dell'articolo sul mitreo pubblicato sulla Rivista SMSR, Japadre Editore, il monumento risulterebbe ancora inedito. Nella carta I.G.M., f. 136, I, NE, Gradoli, esso è ubicato in prossimitè della quota 309, indicata nello stesso foglio I.G.M. tra "Fosso Falchetto" e "Poggio Falchetto", entro un appezzamento agricolo di proprietà privata. Il mitreo appare notevolmente interrato nella zona di accesso allo spelaeum e solo uno scavo accurato potrà fornire una più corretta lettura dei dati materiali. Il monumento doveva forse in origine avere una sorta di vestibolo sulla destra dell'ingresso. A pianta quadrangolare, orientato approssimativamente est-ovest, presenta una lunghezza che supera gli 11 metri, una larghezza che varia tra m. 5,60 e m. 5,70 e un'altezza massima di circa m. 2,50. L'ambiente dello spelaeum si sviluppa lungo un corridoio centrale largo m. 1,90, ai cui lati appaiono i due consueti podia o praesepia (quello a sud-ovest, a sinistra dell'ingresso, è lungo m. 8,10; quello destro m. 7,50). Forse in origine il mitreo si trovava ad una quota superiore all'attuale ed era accessibile attraverso dei gradini. La superficie dei bancali risulta inclinata verso le pareti del santuario; è altresì visibile, lungo la fronte dei podia, il consueto piano d'appoggio per le suppellettili usate durante i banchetti sacri. Inoltre, sempre lungo la fronte dei bancali, si aprono delle nicchie semicircolari scavate nel tufo, che formano degli archetti (quattro lungo il bancale destro, tre lungo quello sinistro) con piccolo vano interno a base rettangolare. Completano il prospetto dei podia sei cippi (uno è perduto), simili a piccole are, accuratamente scolpiti nel tufo e modanati, che assumono l'aspetto di avancorpi lievemente aggettanti. I cippi, alla base, sono muniti di nicchiette forse per l'alloggiamento delle lucerne. Al centro dello spelaeum si può ancora vedere nel pavimento l'incasso per l'ara che frequentemente si incontra in questo tipo di ambienti cultuali. Sul fondo del mitreo, nella zona che doveva essere riservata al culto e alla ierofania mitraica, si evidenzia in modo particolare l'organizzazione architettonica dello spazio sacrale, concepito come un vero e proprio naòs.
Sulla fronte la cella è monumentalizzata con un bel timpano che doveva scenograficamente poggiare su due pilastrini (completamente perduti) modellati a mo' di lesene o paraste. Le pareti della cella presentano resti di uno spesso strato di cocciopesto, sul quale doveva poi essere steso l'intonaco.Qui erano probabilmente rappresentati in pittura i principali episodi del ciclo di Mithra. Forse una mensa correva tutt'intorno le pareti della cella. Su quella di fondo è ancora visibile l'incasso, munito di quattro fori per le grappe metalliche, che doveva ospitare il bassorilievo con il taurobolium mitraico. Una nicchia rettangolare, forse appartenente all'impianto originario della cella, si apre sulla parete sinistra della medesima. E' possibile che al suo interno fossero custoditi piccole statue di culto o, comunque, oggetti connessi con il rituale di Mithra. Un confronto immediato, sia dal punto di vista architettonico che simbolico, sembra potersi fissare con il vicino mitreo di Vulci e con quello di Itri, nel Lazio meridionale; un altro riscontro lo si può infine cogliere anche nel santuario mitraico di S. Prisca, a Roma, dove l'edicola-sacello a volta arcuata è elevata su un alto podio e decorata sulla fronte da paraste corinzie.
Sulla fronte la cella è monumentalizzata con un bel timpano che doveva scenograficamente poggiare su due pilastrini (completamente perduti) modellati a mo' di lesene o paraste. Le pareti della cella presentano resti di uno spesso strato di cocciopesto, sul quale doveva poi essere steso l'intonaco.Qui erano probabilmente rappresentati in pittura i principali episodi del ciclo di Mithra. Forse una mensa correva tutt'intorno le pareti della cella. Su quella di fondo è ancora visibile l'incasso, munito di quattro fori per le grappe metalliche, che doveva ospitare il bassorilievo con il taurobolium mitraico. Una nicchia rettangolare, forse appartenente all'impianto originario della cella, si apre sulla parete sinistra della medesima. E' possibile che al suo interno fossero custoditi piccole statue di culto o, comunque, oggetti connessi con il rituale di Mithra. Un confronto immediato, sia dal punto di vista architettonico che simbolico, sembra potersi fissare con il vicino mitreo di Vulci e con quello di Itri, nel Lazio meridionale; un altro riscontro lo si può infine cogliere anche nel santuario mitraico di S. Prisca, a Roma, dove l'edicola-sacello a volta arcuata è elevata su un alto podio e decorata sulla fronte da paraste corinzie.
Bibliografia
G. BIAMONTE, Uno spelaeum mitraico nel territorio dell'antica Visentium presso Capodimonte sul lago di Bolsena, in "Studi e Materiali di Storia delle Religioni", 63, 1998, pp. 23-36. Japadre editore, corso Federico II, 49 - 67100 L'Aquila -




