Mola del dio Redicolo
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tipologia:
Mulino / Mola
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quota:
19m -
anno:
1000 -
epoca:
Medioevale
Mola del dio Redicolo
Intorno all'anno 1000, nel fondovalle della Caffarella funzionavano le cosiddette valche, specie di mulini ad acqua destinati alla lavorazione e al lavaggio dei panni di lana, utilizzate talvolta anche come mole per la produzione di farina. Questi impianti sfruttavano il flusso delle acque del fiume Almone, come riportato in un documento del 1081 conservato nell'Archivio di Santo Spirito: concedimus Sanctam Mariam que cognominatur Domine quo Vadis, et totam planiciem ante ianuas ipsius ecclesie, ubi fullones candificant pannos, cum tribus molendinis que ibidem sunt. Questo genere di industria potrebbe essere addirittura di origine longobarda, dato che deriva il nome dal verbo "walkan", cioè "rotolare", riferito ai rulli che lavoravano i panni. Grazie alle valche nacque una fiorente industria, tutelata nei secoli successivi da speciali "statuti", dall'istituzione di privilegi, e dalla concessione di contributi. La normale attività di lavorazione della lana fu sostituita dal compito di disinfezione dei panni quando, nel 1656, Roma fu colpita dalla peste. In quella occasione nel fondovalle della Caffarella lavoravano tre valche: la valca Spada, che sorgeva dalle parti del ninfeo di Egeria, fu destinata allo spurgo dei panni di lino; la valca intermedia, accanto al tempio del dio Redicolo, ebbe il lavaggio delle coperte; infine la valca d'Acquataccio (che si trovava subito dopo il punto in cui l'Almone passa sotto via Appia Antica) ebbe come compito lo spurgo della lana dei materassi.







