Mausoleo di Clesippo
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tipologia:
Mausoleo
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quota:
6m -
anno:
0 -
epoca:
Imperiale
Mausoleo di Clesippo
ll “Mausoleo di Clesippo” rimane una delle testimonianze archeologiche più conosciute del territorio di Pontinia. Il manufatto del I° secolo a.C. si erge a fianco del Casale di Mesa. Il Mausoleo attribuito a Clesippo Geganio, ci appare spoglio dei rivestimenti di travertino che, in origine, lo ricoprivano come ci testimonia l’incisione del Rossini del 1700. Narra la leggenda che uno schiavo di nome Clesippo fu liberato dalla schiavitù dalla sua padrona solo per i desideri terreni di costei.
Invece è probabile che quella tramandatasi fino ai nostri giorni sia solo una diceria diffusa tra la gente patrizia dell’epoca, gente nata ricca e facoltosa che malvolentieri sopportava l’ingegno e la capacità di un ex schiavo, divenuto ricco e famoso forse più dei suoi detrattori e che aveva fatto costruire un’imponente tomba per ricordare a tutti il grande affetto per la sua benefattrice.
Le più antiche descrizioni in nostro possesso del manufatto, il così detto “Mausoleo di Clesippo”, sono quelle rilasciateci dai viaggiatori del Settecento e dell’Ottocento. Utile leggere a tal proposito “Viaggio Pittoresco da Roma a Napoli” di Luigi Rossini edito a Roma nel 1839, oppure “A classical tour trough Italy” di R.C. Hoare , edito a Londra nel 1819.
Il Mausoleo, così come ci appare oggi, poggia su un incompleto basamento quadrangolare alto metri 2,38 e con lato di ventitré metri; è completamente spoglio dei rivestimenti esterni; la torre quadrata (detto anche ‘torrione’) il cui lato alla base è di metri 7,40 e che si elevava originariamente per dodici metri dal basamento e si restringeva verso l’alto ove il suo lato andava a misurare metri 4,50, è oggi irrimediabilmente ‘mozzata’ all’altezza di cinque metri; il muro di fondazione infine è profondo poco più di un metro. Il sepolcro non presenta ‘aperture’ o ‘celle di accesso’; in esso il defunto (o le sue ceneri) vi veniva murato. Il monumento per le sue caratteristiche è databile senz’altro alla prima metà del primo secolo d.C.
Chi era Clesippo? Secondo le più accreditate notizie in merito era uno schiavo proveniente dall’Anatolia che venne acquistato da una matrona romana chiamata Gegania. Per i suoi servigi e per la sua fedeltà, Clesippo venne ‘affrancato’ e divenuto ‘liberto’ acquisì il nome di Clesippus Geganius. Già provvisto di una buona base culturale, Clesippo si dette agli studi arricchendo ulteriormente il suo bagaglio culturale. Poté quindi dedicarsi alla vita pubblica tanto da giungere a volgere importanti incarichi e a ricoprire persino importanti cariche. Nell’Ottocento e fino agli inizi del Novecento, si riteneva che quel manufatto fosse il ‘fanum’ che Marco Tullio Cicerone avesse donato alla figlia Tullia. Ma il rinvenimento e la scoperta durante le opere della bonifica delle Paludi Pontine di molte iscrizioni e di molti cippi (i quali poi sono stati tutti raccolti e murati nella rinascimentale Cascinale di Mesa) convinsero gli storici della erroneità di quella attribuzione. Della cosa ebbe ad interessarsi la Sovrintendenza delle Belle Arti e Tutela dei Monumenti del Lazio: fu ritenuto quindi che il manufatto fosse senz’altro il sepolcro di Clesippo Geganio in forza di una lastra di marmo lunga due metri e mezzo sulla quale si legge ancora oggi: CLESIP GEGANUS MAG CAPIT MAG LUPERC VIAT TR il che, opportunamente sviluppato, ci dà la esatta interpretazione: CLESIP (pus) GEGANUS MAG (ister) CAPIT (olinorum) MAG (ister) LUPERC(orum) VIAT (or) TR (ibunicius).
Bibliografia
http://www.pontiniaweb.it/2009/12/18/il-mausoleo-di-clesippo-2/ - www.pontiniaweb.it









