Il pozzo più profondo di Roma - 1330 metri
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tipologia:
Pozzo
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quota:
18m -
anno:
1939 -
epoca:
Fascista
Il pozzo più profondo di Roma - 1330 metri
Il sondaggio “Circo Massimo” (Roma 1939), un sito della memoria geologica
The “Circo Massimo” borehole (Rome 1939), a site of the geological memory
Alessio Argentieri - Città Metropolitana di Roma Capitale - Servizio 3 “Geologico e difesa del suolo, protezione civile in ambito metropolitano”- Dip. VI “Pianificazione territoriale generale”, Viale Giorgio Ribotta 41-43, 00152 Roma, e-mail: a.argentieri@cittametropolitanaroma.gov.it
Società Geologica Italiana - Sezione di Storia delle Geoscienze, e-mail: storiageoscienze@socgeol.it
Giuseppe Capelli, Roberto Mazza - Università degli Studi Roma Tre-Dipartimento di Scienze - Largo S. Leonardo Murialdo 1, 00146 Roma; e-mail: giuseppe.capelli@uniroma3.it; roberto.mazza@uniroma3.it
Le fonti
Le importanti informazioni geologico-stratigrafiche deri- vanti dalla perforazione al Circo Massimo sono menzionate in tutte le moderne opere di sintesi sulla geologia di Roma, della bassa valle del Fiume Tevere e dei Colli Albani (Ven- triglia 1971; AA.VV. 1995; Ventriglia 2002; AA.VV. 2008; Funiciello e Giordano 2008). Nelle note a stampa, tuttavia, i dati sono spesso sintetizzati e l’ubicazione è solo di massima; di recente Chiocchini e Savarese (2017) hanno proposto una reinterpretazione della stratigrafia.
Risaliamo perciò alla ‘fonte originaria’, la comunicazione di Signorini, che risulta citata in letteratura, erroneamente ed a catena da molti Autori, come pubblicata nell’anno 1939 anzi- ché 1940, ascrivendola allo stesso Signorini. In realtà fu il Se- gretario Serafino Cerulli Irelli a verbalizzare l’adunanza, sin- tetizzando le diverse comunicazioni; nelle pagine LX- LXIII si trova quella di Signorini (1940). Questi tributa esplicitamente il merito dell’idea del sondaggio all’ingegnere e geologo Le- onzio Maddalena, allievo di Torquato Taramelli a Pavia, in forza al Comitato tecnico AGIP come vicedirettore tecnico nei primi anni di vita dell’azienda e poi passato nel 1929 al Ser- vizio Lavori e Costruzioni delle Ferrovie; è doveroso in questa sede riconoscere a tale personaggio poco noto, di vent’anni più anziano di Signorini, il ruolo di coprotagonista dell’im- presa. Maddalena aveva infatti già riferito, in occasione della precedente adunanza generale societaria del 4 dicembre 1938 (in Cerulli Irelli 1939), sulla trivellazione in corso presso la Mostra, citando anche Federico Sacco tra i partecipanti all’i- niziativa. Dalle parole riportate di Maddalena si evince come nel dicembre 2019 la torre di perforazione fosse già installata in loco e le operazioni avessero intercettato a profondità -230 m le marne plioceniche. Lo scopo dichiarato dell’impresa era di tipo sia dimostrativo, al fine di divulgare i progressi delle tecnologie petrolifere, che esplorativo del sottosuolo romano, per ragioni stratigrafiche e di ricerca di falde acquifere; veniva invece esclusa a priori ogni possibilità di presenza di idrocar- buri. Vanno inoltre evidenziate le previsioni dell’ingegner Le- onzio, poi confermate dai risultati, che ipotizzavano di incon- trare a fondo foro un’unità clastica conglomeratica sottostante la potente successione marnosa piacenziana, dell’ordine del migliaio di metri. In effetti Signorini, dopo aver quantificato in 15 metri lo spessore della coltre di riporto, descrisse una stratigrafia consistente in 25 metri di depositi continentali terroso-torbosi, a loro volta poggianti su quasi 900 di argille marine plioceniche corrispondenti alle marne Vaticane, unità più antica affiorante nell’area romana; il tratto terminale del foro si sviluppava per 390 m in una potente unità conglome- ratica di presunta età miocenica superiore.
La memoria di quell’impresa esplorativa è conservata nell’archivio delle Georisorse del Ministero dello Sviluppo Economico, in cui è il sondaggio è catalogato tra i Pozzi Stori- ci (Tabella 1; MISE 2016). Nell’archivio ministeriale, custodi- to presso la biblioteca BAST dell’Università degli Studi Roma Tre, il profilo finale del pozzo è dato come disponibile alla visione ma non digitalizzato; in realtà le ricerche svolte per il presente lavoro hanno appurato come la documentazione cartacea sia misteriosamente mancante, rafforzando l’aura di leggenda attorno al celebre sondaggio.
Ubicazione del pozzo e tecnologia di perforazione profonda
Il contesto geologico ed idrogeologico del sito è la Valle Murcia, depressione tributaria di sinistra del Fiume Tevere, sita tra il Palatino e l’Aventino e bonificata all’epoca del Re Tarquinio Prisco.
In tabella 1 sono riportati dati essenziali del pozzo, ubicato nel settore sudorientale del Circo, presso l’angolo tra Via dei Cerchi e Piazza di Porta Capena. In figura 2 è rappresenta- ta l’ubicazione desunta dalle immagini fotografiche tratte da video d’epoca (Istituto Luce 1938 a e b), che visualizzano in prospettiva e in dettaglio la localizzazione dell’impianto di perforazione e i rapporti con l’architettura della Mostra; nel paragrafo “Combustibili liquidi” del citato catalogo (PNF 1938), relativo al padiglione N. 3 ad essi dedicato, si trovava- no informazioni sull’impianto.
Negli anni ’30 del XX secolo la tecnologia di perforazio- ne per pozzi profondi era già avanzata (Obadina 2013), anche se non così sofisticata come ai nostri giorni. E’ della stessa epoca il Testo Unico delle Disposizioni di Legge sulle acque e impianti elettrici, tuttora vigente, che al titolo II reca di- sposizioni speciali sulle acque sotterranee (R.D. 11/12/1933, n. 1775). Dall’estate del 1929 l’AGIP introdusse importanti innovazioni tecnologiche (Pozzi 2009) destinate ad avere una ricaduta sulle ricerche in Italia; in particolare adottò il sistema “rotary” già impiegato nei campi petroliferi italiani in Alba- nia. Con esso, sfruttando la circolazione di fango nel foro di sonda, si ottenevano migliori risultati in termini di velocità e profondità rispetto al tradizionale sistema a percussione. La circolazione di fango impedisce alle pareti del pozzo di fra- nare e riporta in superficie i detriti di scavo, raffreddando lo scalpello. L’impianto del Circo Massimo (Fig. 3) si basava sulla presenza di un robusto derrick di manovra, con varie piatta- forme distribuite ad altezze diverse per assolvere alle funzioni di stoccaggio, montaggio e movimentazione aste, rotazione della colonna, immissione del fango; a terra, in apposite piaz- zole, erano presenti le motorizzazioni per gli argani, le pompe di mandata e recupero del fango di circolazione, la vasca di sedimentazione, il vibrovaglio per il recupero dei cuttings. La torre costituiva la massima elevazione all’interno della Mo- stra (39 m), ma l’area di manovra appare assai angusta. Non essendo disponibile il fascicolo del pozzo, nulla sappiamo del progetto e quindi dei vari diametri utilizzati per l’avanzamen- to e il sostegno delle pareti. Nella comunicazione di Signori- ni non si riportano informazioni sulla presenza di fluidi in foro e sull’andamento delle temperature in profondità. Ugo Ventriglia nella sua celebre prima monografia su Roma (1971) cataloga il sondaggio come “D4/63”, menzionando una falda acquifera intercettata a - 7 m di profondità; gli stessi dati sono riportati dall’Autore nell’opera successiva (Ventriglia 2002), in cui è identificato come “G12/14”.
Conclusioni
Al Circo Massimo, accanto alle vestigia archeologiche oggi sempre più assediate dal traffico veicolare romano e spesso invase da manifestazioni di massa, risiede anche la presenza virtuale di un evento storico cruciale per il progresso delle conoscenze geologiche dell’area romana. Eppure nessun og- getto fisico del passato o del presente, nell’area che ospitò la perforazione profonda del 1938-39, testimonia concretamente ciò che lì avvenne, episodio sconosciuto ai non addetti ai la- vori. Sono ormai acquisiti nella cultura del territorio e nella normativa di settore i concetti di tutela della geodiversità e di valorizzazione e conservazione del patrimonio geologico, alla base del sistema dei Geositi. Un recente progetto, ideato e sviluppato da ISPRA- Servizio Geologico d’Italia, Regione Lazio- Direzione Regionale Capitale Naturale, Parchi e Aree Protette e Città Metropolitana di Roma Capitale, propone di ampliare tale visione di sistema. Le attività di collaborazio- ne interistituzionale in corso tendono a valorizzare, accanto ai classici beni culturali di carattere geo-paleontologico, un tipo speciale da inserire nel Catasto Regionale dei Geositi: i siti della memoria geologica o “geositi storici”. L’auspicio è che questa nota possa preludere, ottant’anni dopo, all’istituzione di un futuro geosito storico del Pozzo Circo Massimo, monumento virtuale ai protagonisti e com- primari di quell’impresa tecnica e scientifica.
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