Eremo di Sant Angelo in Montorio

  • tipologia:
    Eremo
  • quota:
    0m
  • anno:
    1450
  • epoca:
    Rinascimentale


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Eremo di Sant Angelo in Montorio

Il sito, nonostante i restauri di qualche anno fa, purtroppo oggi versa in uno stato di totale abbandono. Questo luogo rimane caro alla popolazione locale per 2 diverse vicende: quella legata alla figura del Beato Amadeo Portoghese (1420-1484) che scelse questo luogo per raccogliersi in preghiera e quella più moderna, legata all’enigmatica figura del capo religioso Davide Lazzaretti (1834-1878), padre dei seguaci giurisdavici.

Il sito, situato sulle pendici del Monte Pelato, era stato scelto dal Beato Amadeo João da Silva e Menezes detto anche Amadeo Portoghese (1420-1484), per raccogliersi in preghiera. All’inizio fu costruita solo la cappellina all’interno di una grotta naturale dedicata a S. Michele Arcangelo, alla quale successivamente si aggiunse un romitorio. I francescani Amadeiti del vicino convento di S. Maria delle Grazie in Ponticelli contribuirono a trasformare il romitorio in un nuovo vero e proprio convento. Il vicino convento di Santa Maria delle Grazie fu eretto nel 1478 per volere di Raimondo Orsini, conte di Nerola, per grazia ricevuta. Scelse Ponticelli, un luogo non molto distante da Montorio Romano, in un dormitorio dove il Beato Amadeo era solito rifugiarsi.

Nel convento si stabilì la congregazione degli Amadeiti che contribuì alla diffusione e costruzione di eremi e conventi nella Sabina e che fu soppressa da Papa Pio V nel 1566. Tra i boschi del Monte Pelato, nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, l’eremo di S. Angelo ormai diruto e abbandonato dai francescani ebbe un secondo momento di “notorietà”. Nel 1868 Davide Lazzaretti di Arcidosso (Monte Amiata), dopo il fallimento di un suo incontro con Papa Pio IX, si rifugia proprio nel Convento abbandonato di S. Angelo. Per 47 giorni vive in preghiera e totale digiuno nella grotta del convento, dopo aver fatto murare l’accesso. Qui ebbe la visione più importante della sua vita: disse di aver visto S. Pietro che gli impresse sulla fronte il marchio a conferma divina della sua missione (due C rovesciate separate da una croce). Tale segno è tutt’ora il simbolo della Chiesa Giurisdavidica.

I fedeli del culto “Davidiano” ancora considerano questa grotta come un luogo sacro ed è meta di frequenti pellegrinaggi, testimonianza di ciò sono le numerose pietre del Monte Labbro (versante sud ovest del Monte Amiata dove c’è la Turris Davidica del 1859, le rovine della loro chiesa e dell’eremo) cementate all’interno della primordiale celletta.

Bibliografia
Tesori del Lazio - www.tesoridellazio.it


L'eremo di Sant Angelo (Foto di Garofoli)

Indirizzo:
Unnamed Road, 00010 Montorio Romano RM, Italia

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