Villa di Domiziano
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tipologia:
Villa
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quota:
446m -
anno:
84 -
epoca:
Imperiale
Villa di Domiziano
Comunemente si ritiene di stabilire intorno all'antichissimo cratere vulcanico riempito dal lago Albano il sito della leggendaria capitale della Lega Latina, Alba Longa, che sarebbe stata fondata dal figlio di Enea, Ascanio. Non c'è tuttavia accordo tra gli studiosi riguardo l'esatta collocazione dell'antica città, di cui sembrano non restare tracce archeologiche. Pino Chiarucci ritiene di collocarla sul versante meridionale, tra il Colle dei Cappuccini e Palazzolo;
Antonio Nibby e Girolamo Torquati ritennero di collocarla sul versante nord-orientale, tra Costa Caselle e Pozzo Carpino; Giuseppe Lugli pensò al sito dell'attuale centro storico di Castel Gandolfo.
Attualmente, la prima ipotesi sembrerebbe la più condivisa, ma l'indirizzo degli archeologi in mancanza di prove certe è continuamente mutevole. Di certo la memoria di questa città, mitica madre di Roma, ha segnato per sempre la toponomastica dei luoghi: l'attuale Monte Cavo era chiamato dagli antichi mons Albanus (probabilmente vi si venerava Giove Laziale), l'attuale lago Albano conserva tradotta la sua denominazione antica di lacus Albanus, l'intera regione era chiamata ager Albanus. Il nome è stato poi trasmesso all'odierna cittadina di Albano Laziale, nata dopo il III secolo intorno alle strutture dei Castra Albana. Alba Longa fu rasa al suolo nel VI secolo a.C., ed il Latium vetus annesso al dominio romano.
Con la progressiva espansione romana, i Colli Albani divennero sede di numerose ville patrizie suburbane. Sono stati rinvenuti in particolare i resti di due grandi ville sulla via Appia Antica, attribuite una a Publio Clodio Pulcro e l'altra a Gneo Pompeo Magno; oltre a queste, si sono trovate varie ville di età repubblicana sparse sulle rive del lago e non solo. Sappiamo da fonti documentarie che avevano proprietà nell'ager Albanus svariati personaggi. Tutte queste proprietà caddero, in un modo o nell'altro, in proprietà del demanio pubblico: all'epoca di Ottaviano Augusto la straordinaria concentrazione di ville divenute di proprietà imperiale diede vita all'Albanum Caesaris, una sconfinata tenuta imperiale.
La prima villa imperiale fu abitata certamente da Tiberio, Caligola e Nerone.
La villa
La villa sorgeva sul crinale dell'antico cratere vulcanico riempito dal lago Albano tra 100.000 e 5000 anni fa, durante la cosiddetta fase idromagmatica del collasso del Vulcano Laziale, il più antico ed immenso cratere vulcanico il cui relitto oggi sono i Colli Albani. Per questo, data l'asperità del suolo, la villa fu articolata su tre livelli, costruiti su altrettanti terrazzamenti. La struttura a terrazze non è rara per le ville romane in collina: se ne ha un esempio non molto lontano dalla villa qui descritta a Frascati, nella villa cosiddetta di Lucullo, appartenuta poi alla gens Flavia. Questa villa fu costruita a terrazze sul pendio del Tuscolo rivolto verso Roma: il terrazzo più vasto oggi ospita praticamente tutto il centro storico di Frascati.
I terrazzamenti della villa di Domiziano sono stretti e lunghi circa 500 metri. Il Lugli li numera a partire dal basso, mentre il Rosa parte dall'alto e riconosce anche un quarto livello al piano della via Appia.
Il palazzo propriamente detto sorgeva sulla terza terrazza (la prima nella numerazione del Rosa), esattamente nell'area della chiesa di San Francesco d'Assisi e dell'attiguo edificio di Propaganda Fide. A nord di esso c'era la seconda terrazza, che aveva vista panoramica sia sul lago (ad est) che sul mare (ad ovest). Infine, vi era una terrazza più bassa (la prima per il Lugli, la terza per il Rosa) in cui si trovavano l'ippodromo e gli ingressi alla villa.
Ci sono poi strutture isolate a vario titolo collegate con la villa domizianea: i ninfei e le banchine sulla riva del lago, la terrazza a mezza costa, le cisterne ed i tre acquedotti provenienti da Palazzolo, la rete stradale d'accesso, il ninfeo della Rotonda nel centro di Albano riadattato a chiesa cattolica, e si è ritenuto fino all'inizio del Novecento che anche l'anfiteatro romano di Albano fosse collegato alla villa. Oggi non è possibile calcolare con esattezza l'estensione delle proprietà imperiali in questa zona: di certo includevano gran parte degli odierni territori comunali di Castel Gandolfo ed Albano Laziale. Molto probabilmente si estendevano a nord almeno fino a Bovillae (XIII miglio dell'Appia Antica), a sud fino ad Aricia (XVI miglio), mentre non è chiaro dove terminassero ad occidente, verso il mar Tirreno.
Lì dovevano inglobare le proprietà della villa attribuita a Pompeo, i resti della cui zona residenziale sono oggi inclusi all'interno di villa Doria ad Albano. Altri resti di una villa di età tiberiana, ma abitata fino al V secolo, sono stati rinvenuti verso sud-ovest in località Cavallacci, presso la costruenda Tangenziale di Albano, il che farebbe pensare che lì le proprietà imperiali avessero un freno. Ad oriente, invece, probabilmente i possedimenti imperiali includevano l'intero lago Albano con le tante ville costruite in età repubblicana sul cratere (quella cosiddetta di Augusto a Palazzolo, quella attribuita a Seneca non molto lontano, ed altre tra Marino e Castel Gandolfo). Non è da escludere che anche il lago di Nemi fosse parte dell'Albanum Caesaris: in quanto Gaio Giulio Cesare si fece costruire una villa nella zona, identificata o in alcuni resti tra Monte Gentile e Fontan Tempesta o dall'altra parte del lago (versante sud-ovest) presso il cimitero di Genzano di Roma, e l'imperatore Caligola fu il costruttore delle celebri Navi romane di Nemi, probabilmente un palazzo e un tempio galleggianti. Ad ogni modo, è opinione del Lugli che neppure sotto Domiziano le varie ville che costituivano il fondo imperiale fossero state riunite materialmente in un'unica sola proprietà
Periodo Domizianeo
Probabilmente i primi imperatori si adattarono ad abitare nelle ville più sfarzose tra quelle preesistenti, ossia quella di Clodio in località Ercolano (oggi nel giardino della villa del Pontificio Collegio Nordamericano) e quella di Pompeo ad Albano (oggi inclusa nel parco pubblico comunale di Villa Doria).[8] Fu Domiziano che decise di costruire un nuovo corpo residenziale alla villa, in posizione più panoramica sia verso il mare che verso il lago, e dotato di nuova fastose strutture come l'ippodromo ed il teatro. Probabilmente il progetto fu affidato a Rabirio, già architetto del Palazzo di Domiziano sul Palatino.
La parte idraulica invece pare sia stata curata dal procuratore delle acque Alypus, che evidentemente doveva essere abile, dato che rimase in carica anche sotto Traiano.[10] In questa fase, la villa arrivò ad occupare anche sei chilometri quadrati, secondo i calcoli di Giuseppe Lugli.
Alla morte di Domiziano, che vi si stabilì in pianta stabile, la villa venne raramente o per nulla utilizzata dai suoi successori imperiali. Alcuni interventi sono databili al II secolo, ed in particolare ad epoca traianea ed adrianea (il Nibby riferisce di aver visto bolli datati al 134): perciò non è improbabile che l'imperatore Adriano vi soggiornò in attesa del completamento di Villa Adriana a Tivoli, mentre Marco Aurelio vi dimorò pochi giorni usando la villa come rifugio durante i disordini avvenuti nel 175.
L'imperatore africano Settimio Severo dopo il 197 fece stabilire ai margini della proprietà imperiale i suoi fedelissimi veterani della Legio II Parthica, edificando le grandiosi strutture dei Castra Albana. In concomitanza tuttavia iniziò il declino della villa, accentuato dalla scomparsa di un potere imperiale forte. I legionari partici e le loro famiglie stabilite intorno all'accampamento iniziarono a depredare le strutture della villa per utilizzarne il materiale per nuove costruzioni, dando così vita al nucleo abitato che avrebbe poi dato vita ad Albano Laziale. Un secondo centro abitato si andò sviluppando ai margini settentrionali della proprietà imperiale: in età medioevale fu chiamato Cuccurutus e diede vita all'abitato Castel Gandolfo.
Bibliografia
Wikipedia - it.wikipedia.org





