Colonna toponomastica
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tipologia:
Monumenti
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quota:
21m -
anno:
0
Colonna toponomastica
L'obelisco, costruito secondo la leggenda sull'altipiano etiopico, è considerato il secondo colosso di Axum. Trasportarlo al porto di Massaua, distante 400 chilometri dal luogo originario, per caricarlo sulla nave diretta per Napoli, fu un'impresa senza precedenti durata due mesi, come testimonia la documentazione scritta e fotografica degli archeologi e degli ingegneri del regime fascista. La sua collocazione a Porta Capena, di fronte all'allora ministero delle Colonie, oggi palazzo della Fao, ebbe luogo tra parecchie difficoltà . Lo scavo per le fondamenta fu ostacolato dal ritrovamento di resti archeologici e vecchie fognature, che ostacolarono lo scavo per la posa in opera delle fondazioni necessarie a sostenere il monumento. Dopodiché si realizzò una palificazione su cui fu posta la fondazione, consistente in una struttura di cemento armato dove venne incastrata la parte inferiore della stele. Quindi si dette inizio al riassemblaggio dei cinque pezzi trasportati da Axum presumibilmente impiegando dei perni metallici. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l'obelisco diventò un caso diplomatico che divise l'Italia e l'Etiopia: fin da allora Addis Abeba chiese la restituzione dei beni sottratti dal regime fascista e tra le priorità del trattato firmato tra i due paesi c'era appunto il rimpatrio della stele. Nel 1969 il Ministero degli Affari Esteri decise di rinviarlo alla corte di re Haile Selassie, il quale, visti gli alti costi di spedizione, lo dichiarò un suo dono personale all'Italia. Dopo circa 30 anni, deposto il re Selassie, l'Etiopia tornò a richiederne la restituzione: così, dopo il restauro del 2002, tra mille polemiche, fu smontato il 7 novembre dello stesso anno. Il primo frammento partì per l'Etiopia il 18 aprile 2005 ma fu soltanto nel 2008 che fu riconsegnato totalmente. Oggi non rimane che un quadrato di terra a ricordo della sua permanenza a Roma e l'amministrazione comunale sembrava intenzionata a sostituire il monumento con un'opera d'arte contemporanea, ma finora nulla è stato fatto.



