Casa di Michelangelo
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tipologia:
Edifici vari
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quota:
31m -
anno:
1560 -
epoca:
Papalina
Casa di Michelangelo
Nel 1874, il Comune decise di allargare ulteriormente via delle Tre Pile, perciò acquistò dai marchesi Pellegrini l’edificio arbitrariamente definito residenza di Michelangelo. La casa non venne demolita del tutto perché l’architetto Domenico Jannetti (1815-1889), anch’egli residente in via delle Tre Pile, riuscì a salvare il prospetto principale della casa, ricostruendolo addossato a una costruzione moderna situata dopo il primo tornante della strada, quasi a ridosso dell’ingresso di Villa Caffarelli.
Forse il “salvataggio” di Jannetti fu condizionato dall’ipotesi di Uggeri, assolutamente convinto che quella fosse la casa di Michelangelo. Nel 1930 iniziò il cosiddetto “isolamento” del Campidoglio, che venne così liberato da tutte le abitazioni costruite alle sue pendici. Tutte le case di via delle Tre Pile furono demolite, tuttavia, la facciata della presunta abitazione di Michelangelo si salvò ancora una volta. Antonio Munoz - all’epoca capo dell’Ufficio delle Belle Arti del Governatorato di Roma – non demolì quella facciata, forse perché rimase colpito dall’eleganza del suo aspetto, o forse perché pensava che provenisse davvero da una casa di Michelangelo.
Grazie a Munoz gli elementi architettonici del prospetto di via delle Tre Pile (le parti in travertino, peperino e i mattoni originali) furono conservati per anni nelle gallerie della Rupe Tarpea. Nel 1939 l’architetto Adolfo Pernier (1874-1937) - membro corrispondente dell’Accademia dei Lincei fin dal 1920 - chiese al principe Gian Giacomo Borghese (capo del Governatorato di Roma) l’autorizzazione per rimontare presso il cancello della Passeggiata del Gianicolo gli elementi architettonici della facciata demolita nel 1930 in via delle Tre Pile. Anche lui era convinto che gli elementi della facciata provenissero da una casa di Michelangelo, nonostante la sua vera casa/studio - quella dove visse fino alla morte (1564) - fosse in via dei Fornari, nei pressi della chiesa intitolata a S. Maria di Loreto. Grazie alla nuova struttura, inaugurata sulla Passeggiata del Gianicolo il 21 aprile 1941, fu possibile nascondere un grosso serbatoio dell’acqua realizzato dall’ACEA nel 1938
Forse il “salvataggio” di Jannetti fu condizionato dall’ipotesi di Uggeri, assolutamente convinto che quella fosse la casa di Michelangelo. Nel 1930 iniziò il cosiddetto “isolamento” del Campidoglio, che venne così liberato da tutte le abitazioni costruite alle sue pendici. Tutte le case di via delle Tre Pile furono demolite, tuttavia, la facciata della presunta abitazione di Michelangelo si salvò ancora una volta. Antonio Munoz - all’epoca capo dell’Ufficio delle Belle Arti del Governatorato di Roma – non demolì quella facciata, forse perché rimase colpito dall’eleganza del suo aspetto, o forse perché pensava che provenisse davvero da una casa di Michelangelo.
Grazie a Munoz gli elementi architettonici del prospetto di via delle Tre Pile (le parti in travertino, peperino e i mattoni originali) furono conservati per anni nelle gallerie della Rupe Tarpea. Nel 1939 l’architetto Adolfo Pernier (1874-1937) - membro corrispondente dell’Accademia dei Lincei fin dal 1920 - chiese al principe Gian Giacomo Borghese (capo del Governatorato di Roma) l’autorizzazione per rimontare presso il cancello della Passeggiata del Gianicolo gli elementi architettonici della facciata demolita nel 1930 in via delle Tre Pile. Anche lui era convinto che gli elementi della facciata provenissero da una casa di Michelangelo, nonostante la sua vera casa/studio - quella dove visse fino alla morte (1564) - fosse in via dei Fornari, nei pressi della chiesa intitolata a S. Maria di Loreto. Grazie alla nuova struttura, inaugurata sulla Passeggiata del Gianicolo il 21 aprile 1941, fu possibile nascondere un grosso serbatoio dell’acqua realizzato dall’ACEA nel 1938
Bibliografia
Blog Marco Gradozzi - marcogradozzi.blogspot.com






