Catacombe ebraiche di Monteverde

  • tipologia:
    Catacomba
  • quota:
    74m
  • anno:
    0
  • epoca:
    Imperiale


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Catacombe ebraiche di Monteverde

Catacombe andate distrutte a inizio 1900 con l'urbanizzazione dell'area e la realizzazione di sovrastanti cave per la costruzione del quartiere monteverde.
Vennero per l'ultima volta documentate da Müller che le descrive a rischio scomparsa.




  • L'emergenza delle cave: La catacomba si trovava in un'area di intense attività estrattive di tufo. Le esplosioni e le cave stavano letteralmente "mangiando" le gallerie sotterranee, distruggendo loculi e iscrizioni prima che potessero essere studiati.


     




  • Condizioni estreme: Müller descrive un ambiente ipogeo instabile, con frequenti crolli e cumuli di detriti che ostruivano i passaggi. Molte aree erano accessibili solo attraverso cunicoli angusti, richiedendo doti di esplorazione non comuni per l'epoca.




  • La metodologia di salvataggio: Consapevole che il sito sarebbe scomparso a breve, Müller si concentrò sul recupero sistematico delle epigrafi (iscrizioni funerarie). Invece di limitarsi a trascriverle, cercò di documentarne l'esatta posizione originale per ricostruire la demografia della comunità ebraica di Trastevere.


    "Nonostante la fama accademica del sito, la realtà fisica che Müller si trovò davanti nel 1904 era desolante. La catacomba ebraica di Monteverde, situata lungo il declivio della collina che sovrasta la Via Portuense, non era più il labirinto intatto descritto dai visitatori del XVII secolo. Il terreno era stato profondamente trasformato da secoli di attività estrattiva: le cave di tufo, necessarie per l'espansione edilizia di Roma, avevano letteralmente intersecato e sventrato le antiche gallerie giudaiche."


     


    "Le operazioni di Müller non furono quindi scavi archeologici nel senso tradizionale del termine, ma una corsa contro il tempo. Egli descrive con precisione quasi clinica lo stato di degrado: 'le pareti sono spesso ridotte a fragili diaframmi di roccia, i soffitti minacciano il crollo a ogni vibrazione esterna e molti dei loculi sono già stati violati dai cavatori o riempiti di terra di riporto per stabilizzare i livelli superiori'."


    "La priorità di Müller divenne il salvataggio del corpus epigrafico. Egli comprese che, una volta distrutto il supporto roccioso, il contesto storico sarebbe andato perduto per sempre. Si dedicò quindi al recupero sistematico delle iscrizioni, molte delle quali erano scritte in un greco infarcito di latinismi, testimonianza di una comunità ebraica profondamente integrata ma orgogliosamente distinta nella Roma imperiale. Müller non si limitò a staccare le lapidi; tentò, laddove possibile, di mappare la loro posizione originale rispetto alle scale d'accesso e ai 'cubicoli' (stanze funerarie più grandi), sperando di identificare aree riservate a specifiche famiglie o gruppi professionali."


    "La sua metodologia rifletteva una tensione costante: da un lato il desiderio di una documentazione totale, dall'altro l'impossibilità fisica di penetrare in settori resi inaccessibili dalle frane. Molte delle sue scoperte rimasero frammentarie, eppure il suo lavoro rimane l'unica testimonianza diretta di un monumento che, pochi anni dopo la fine della sua missione, sarebbe quasi completamente scomparso sotto il peso dello sviluppo urbano moderno."






    "Con la conclusione della spedizione nel 1906, iniziò per i materiali di Monteverde una storia altrettanto complessa e frammentaria quanto quella del sito stesso. Müller, rientrato in Germania, non riuscì a completare una pubblicazione definitiva dei suoi scavi prima della sua morte nel 1912. Di conseguenza, il vasto corpus di iscrizioni, frammenti architettonici e piccoli oggetti d'uso quotidiano (come le lucerne) subì una sorte eterogenea."


    "Molte delle epigrafi furono inizialmente depositate presso i Musei Vaticani (nel Museo Cristiano, oggi parte dei Musei Pio-Cristiano e Gregoriano Profano), mentre altre finirono in collezioni private o in magazzini municipali. La mancanza di un unico luogo di conservazione ha reso difficile per decenni una visione d'insieme della comunità di Monteverde. Müller stesso aveva espresso il timore che, senza una 'casa' comune per questi reperti, la specificità dell'archeologia ebraica sarebbe tornata a essere una nota a piè di pagina degli studi paleocristiani."


    "L'autrice descrive l'attività investigativa necessaria per rintracciare oggi questi pezzi: alcuni sono riemersi nei Musei Capitolini, altri sono stati identificati in cataloghi d'asta o in fondazioni estere. La dispersione fisica del materiale riflette la distruzione fisica della catacomba stessa, ormai quasi interamente cancellata dallo sviluppo urbanistico del quartiere Gianicolense."








 


 


L'acccesso della catacomba nel 1920

Indirizzo:
Largo Giovanni Berchet, L.go Giovanni Berchet, 00152 Roma RM, Italia

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