Area Archeologica di Colle San Lorenzo - Lanuvio
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tipologia:
Musei e aree archeologiche
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quota:
349m -
anno:
700 a.C -
epoca:
Etrusca
Area Archeologica di Colle San Lorenzo - Lanuvio
Costruito sul Colle S. Lorenzo, situato sull'acropoli dell'antica Lanuvium, ha origini antichissime che vanno fatte risalire ad epoca protostorica.
Infatti il culto, in un primo tempo, doveva svolgersi all'aperto ed essere in relazione ad una divinità pastorale.
Sul finire del VI sec. a.C. abbiamo le prime testimonianze circa il culto di Giunone Sospita; in questa I fase la dea aveva come luogo di venerazione un tempio tetrastilo con cella centrale ed alae laterali.
Di questa prima fase restano le terracotte architettoniche ritrovate, alla fine del 1800, da Lord Savile in una favissa vicina al Tempio stesso, terracotte che hanno permesso la datazione dell'impianto religioso alla fine del VI secolo a.C. Va sottolineato che tutto l'apparato architettonico tuttora visibile, ad eccezione delle fondazioni del tempio di età medio-repubblicana (IV-III sec.a.C.), risalgono alla metà del I sec. a.C.: al primo dei tre terrazzamenti vi sono i resti di tabernae, al secondo, un imponente portico, originariamente a due piani, ad arcate con semi colonne doriche, in opera mista, e concamerazioni ad esso adiacenti, ed in buona parte di restauro; al terzo, il luogo di culto vero e proprio.
La monumentalizzazione su vari terrazzamenti del Santuario lanuvino, avvenuta alla metà del I sec. a.C., va messa in relazione con le coeve trasformazioni di Santuari avvenute a Palestrina, Terracina, Tivoli, Nemi. In questi Santuari tardo-repubblicani notiamo due caratteristiche comuni a tutti: una programmatica azione di monumentalizzazione attraverso lo sfarzo ed un potente impatto visivo e una prepotente ricerca scenografica.
Non si può non pensare che un ruolo di primissimo piano in questa direzione lo abbia avuto la nuova concezione dell'urbanistica nata e sviluppatasi nel mondo ellenistico nel corso del III-II sec. a.C.
La nuova scienza urbanistica proclama la necessità di creare un tessuto urbano che preveda l'interdipendenza fra loro dei vari edifici, la loro disposizione secondo un equilibrio che li esalti a vicenda rendendoli come una unica costruzione eterogenea, a differenza del concetto urbanistico classico che prevedeva l'isolamento nello spazio dei singoli edifici e la loro indipendenza con la realtà urbana circostante.
E proprio in questa età di fioritura urbanistica, architettonica e artistica che il Santuario di Giunone Sospita di Lanuvio acquisisce il suo ultimo aspetto, quello leggibile dai resti che possiamo ancora oggi vedere.
Gli scavi del Santuario di Giunone Sospita
L'area del Colle S. Lorenzo, dove in antico sorgeva il complesso sacrale di Giunone Sospita, venne interessata da interventi di scavo del santuario giunone sospita nel 1884 da parte di Lord Savile Lumley. Negli scavi di Savile, che durarono dal 1884 al 1892, tornarono immediatamente alla luce strutture in opera incerta databili al II sec. a.C. e della metà del I sec. a.C.
Nella zona a sud-ovest dell'impianto, e più precisamente tra il pilastro angolare e la struttura in opera quadrata, vennero rinvenuti, sotto uno strato di crollo delle volte del portico, vari frammenti di parti di cavalieri, un torso di una statua di ninfa che usciva dall'acqua, e, a ridosso della struttura in opera quadrata, capitelli e rocchi di colonna. Sul finire degli scavi di Lord Savile si trovò, in un luogo imprecisato, visto che l'antiquario inglese non fornisce utili elementi topografici, la favissa votiva, dalla quale emersero le strutture templari di I fase, databili alla fine del VI sec. a.C., di cui le antefisse a testa femminile con nimbo traforato terminante a palmetta, e di chiara matrice campana, rappresentano il ritrovamento più significativo.
Ad intraprendere gli scavi sulla zona del tempio vero e proprio fu, nel maggio del 1914, l'Ufficio Scavi della Provincia di Roma.
Gli scavi, diretti dal Prof. Angelo Pasqui, fecero emergere i muri perimetrali del tempio in opera quadrata con un muro di recinzione in opera reticolata parallelo ai lati nord ed est dello stesso, e un lastricato, parte in basalto e parte in peperino, immediatamente all'esterno dell'antico impianto religioso.
Dallo scavo del tempio e da piccoli sondaggi effettuati nel terreno sottostante, emersero soprattutto frammenti fittili di varie epoche appartenenti alla trabeazione esterna, antefisse, votivi vari, ma anche alcuni frammenti di una testa marmorea pertinente al gruppo di Licinio Murena.
Il Tempio
Gli scavi condotti dal Pasqui fecero emergere, dal punto di vista architettonico, almeno tre diversi impianti: del primo restava, visto che allo stato attuale non è più visibile, un piccolo muro in tufo con
orientamento sud-ovest che ha fatto ipotizzare un tempietto lungo mt. 7 ma di cui non è stato possibile calcolarne la larghezza.
Sul finire del VI sec a.C. si darà vita ad un grande tempio di tipo tuscanico orientato ad ovest a cui vanno attribuite sia alcune strutture in peperino ancora visibili che una serie di terrecotte architettoniche, rinvenute, all'interno di una favissa votiva, da Lord Savile negli scavi del 1894-1892 e che in buona parte si conservano presso il British Museum di Londra.
Si tratta di splendide antefisse a nimbo traforato di fattura campana con alcuni frammenti della cornice di coronamento laterale, della cima di un cornicione costituito da volute che sorreggono delle piccole palmette, di una lastra della trabeazione decorata al centro con un motivo geometrico floreale, con Kyma ionico nella zona superiore con palmette in quella inferiore. Il tempio tardo-arcaico doveva essere a tre celle, con quella centrale leggermente più stretta delle laterali e, con due file di colonne nel pronao, misurava circa 22 x 16 mt..
Dopo la conquista di Lanuvio da parte di Roma, avvenuta nel 338 a.C., il Tempio di Giunone Sospita entrò nell'orbita di Roma. A questo periodo vanno sicuramente attribuiti i lavori di ricostruzione di
tutto l'impianto religioso che, rispetto alla precedente struttura, mutò appena l'orientamento riutilizzando molti blocchi del tempio tardo-arcaico o di II fase. Era a cella centrale con alae laterali.
Del tempio medio-repubblicano, quello di IV sec. a.C., a noi rimangono solamente i 2/3 delle fondazioni poiché la parte destra è crollata in seguito al franamento della terrazza del Santuario. Delle parti a vista dell'alzato non si trovò quasi traccia poiché, oltre ai vari danneggiamenti causati loro dagli eventi naturali, si aggiunse la distruzione dovuta soprattutto al reimpiego dei blocchi di peperino che le componevano; blocchi riutilizzati in strutture medievali che sorsero nelle vicinanze, come il campanile al Conventaccio, di cui, purtroppo, non è rimasta traccia a causa dei bombardamenti dell'ultima guerra.
Negli scavi diretti nel 1914 dall'Ufficio Scavi della Provincia di Roma, emersero, oltre ai muri perimetrali del tempio in opera quadrata, un muro di recinzione in opera reticolata parallelo ai lati nord ed est dello stesso, e un lastricato in basalto e peperino immediatamente all'esterno dell'antico impianto religioso che confermano come l'area immediatamente esterna al tempio venne interessata fino al I sec. a.C. da interventi di abbellimento dell'impianto religioso.
A conferma del prestigio che in quest'epoca godeva il tempio abbiamo una notizia di Appiano che riferisce che Ottaviano (63 a.C. - 14 d.C.) si servì dei tesori accumulati nella struttura religiosa allo scopo di servirsene nella guerra contro Sesto Pompeo.
All'età di Plinio il Vecchio (metà del I sec. d.C.), tuttavia, il tempio, che conservava degli splendidi intonaci che raffiguravano Elena ed Atalanta nude, era in stato di rovina e soltanto con l'imperatore Adriano (117-138 d.C.) si provvide alla completa ristrutturazione dell'impianto come ci testimonia una iscrizione rinvenuta nei pressi del tempio.
Il criptoportico del Santuario di Giunone Sospita
Sia il versante occidentale che quello orientale dell'acropoli lanuvina erano interessati da terrazzamenti artificiali e da portici pertinenti al Santuario di Giunone Sospita. Purtroppo delle strutture presenti sul lato orientale a noi non è più rimasta traccia mentre il lato occidentale, nonostante le devastazioni subite nell'ultima guerra, mostra una serie di importanti strutture architettoniche: un pilone costruito in opera quadrata che in antico aveva la funzione di immettere all'interno dell'area sacra, un grandioso portico che seguiva le linee naturali del colle, una porzione di muro a nicchie con una porta che da accesso ad una serie di cunicoli di captazione idrica scavati nella roccia, un ninfeo.
Il portico partiva dal pilone in opera quadrata con direzione ovest e, dopo una piccola deviazione verso sud, seguiva per 120 mt. il lato della collina andandosi ad arrestare di fronte al muro a nicchie sopra menzionato.
Il portico realizzato con la tecnica dell'opera reticolata è costituito da una serie di semicolonne doriche che presentano, alla stessa altezza, dei ricorsi in mattoni. Era originariamente a due piani come dimostrato, grazie agli scavi condotti sul finire dell'80O. dal
rinvenimento, in posizione di crollo, della parte superiore delle volte che presentavano tracce di mosaico. Ã ipotizzabile che anche il secondo piano del portico fosse composto da semi colonne di ordine dorico.
L'intero complesso architettonico cronologicamente si colloca alla metà del I sec. a.C. e la sua edificazione può essere messa in relazione all'ascesa di L. Licinius Murena, personaggio di origine lanuvina, che, nel 62 a.C., rivestì il consolato. Allo stesso personaggio va attribuita anche la donazione dello splendido gruppo equestre marmoreo, che poteva essere una trasposizione in
marmo dell'originale gruppo bronzeo raffigurante Alessandro Magno e gli ufficiali macedoni caduti nella battaglia del Cranico, opera di Lisippo.
Gruppo che, probabilmente, era collocato davanti la porta d'ingresso dell'acropoli lanuvina.
Il modello architettonico a cui si ispira il Santuario lanuvino, cioè la realizzazione degli imponenti terrazzamenti, va ricercato in ambiente ellenistico, ed i confronti più stringenti si trovano nel Asklepieion di Cos e nel Santuario di Athena Lindia a Rodi, con la differenza che, quest'ultimi, sono realizzati in opera quadrata, mentre il Santuario lanuvino, insieme ad altri Santuari coevi dell'area laziale e campana, sono realizzati con l'opera cementizia e paramento esterno che è diverso a seconda della loro cronologia.
Strutture murarie situate nel Parco della Rimembranza pertinenti al Santuario di Giunone Sospita
Si tratta di alcune strutture murarie, riferibili al I sec. a.C., situate presso il Parco della Rimembranza e che non hanno sicuramente mai ricevuto l'attenzione che meritano
Si estendono in due zone: la prima si trova a ridosso del Bar Caffè "Ar Tranve", la seconda a circa 100 mt. più avanti in direzione via Giacomo Matteotti, ed entrambe ben visibili dal Viale nella parte destra in direzione Genzano di Roma.
Anche se a prima vista sembrano il risultato di un unico intervento edilizio, una più profonda analisi mostra chiaramente la presenza di almeno tre fasi (ciò è ben visibile per le strutture della prima zona).
La prima fase è identificabile in un muro di contenimento in opera quasi reticolata di cui rimangono tracce evidenti, a causa dell'obliterazione che comportò, pochi decenni più tardi, la costruzione di un altro muro in opera non ancora perfettamente disposta a reticolo, e con la stessa funzione di contenimento. Questo secondo muro presenta però speroni di rinforzo.
Nella terza ed ultima fase, c'è "un cambio di destinazione d'uso", consistente nell'allungamento degli speroni con muri in opera reticolata e con copertura a volta del soffitto, che venivano così a formare una serie di ambienti simili, probabilmente con lafunzione di tabernae.
Fino ad ora abbiamo parlato soltanto delle tre fasi edilizie delle strutture murarie, e non abbiamo accennato né alla loro cronologia, né tanto meno a quale complesso edilizio fossero pertinenti.
Rispondendo subito alla seconda domanda, va detto che trattasi di opere in relazione al complesso santuariale della Giunone Sospita; con funzione sostruttiva in un primo tempo, impiegate come tabernae in un secondo tempo.
Sulla cronologia delle tre fasi murarie esse vanno circoscritte tutte alla prima metà del I sec. a.C.
Porta a questa considerazione sia la tecnica edilizia impiegata (quasi reticolato per la prima fase, reticolato per la seconda e terza) e sia perché ritengo che la terza fase, quella cioè con ambienti voltati, vada messa in relazione al grosso intervento sul Santuario di L. Licinio Murena, epoca a cui risalirebbe anche la costruzione dell'imponente portico a due piani.
Il Ninfeo del Santuario di Giunone Sospita
II ninfeo del Santuario di Giunone Sospita è particolarmente interessante. Si tratta di un'imponente struttura in calcestruzzo con una fronte alta 8 mt. che guarda verso mezzogiorno. E composto da una vasca lunga mt. 16,90 e larga 2,50. Dentro la vasca si trovano sette archi in opera reticolata, che dovevano sorreggere la mostra della fontana.
Quest'ultima è costituita da una serie di nicchie, sempre in opera reticolata, di cui le cinque centrali sono a pianta semicircolare, le due laterali sono a pianta quadrangolare. Tutto il ninfeo era abbellito
da mosaici policromi, da conchiglie e da pietra pomice, come del resto si può riscontrare in moltissime fontane di Pompei.
Dietro il ninfeo si trovava il serbatoio dell'acqua costituito da un ambiente in opera reticolata di mt. 15x 19. Questo ninfeo romano,
che sicuramente era parte integrante del santuario di Giunone Sospita, serviva sicuramente come fonte per le abluzioni sacre. Su questo ninfeo i Benedettini di Roma edificarono nel XII sec. d.C. una chiesetta al loro martire Lorenzo, da cui ne deriva, ancora ai giorni nostri, il nome della collina a nord del paese. Nell'architettura dei ninfei del mondo romano avrebbero partecipato monumenti diversissimi: le scene dei teatri, le grotte naturali, le sorgenti in grotta.
I ninfei del primo tipo si ritrovano per la prima volta nella Domus Transitoria di Nerone e nel Claudianum del Celio, un ninfeo con nicchie a cui erano addossate colonne e con un complesso sistema di rifornimento idrico nell'intercapedine del muro di fondo. Un ninfeo del secondo tipo si ritrova a Bovillae e lo abbiamo visto poc'anzi. Un altro tipo di ninfeo articolato da una fronte monumentale è il grandioso edificio in contrada Bagni a Centuripe; la fronte è formata da cinque nicchie, a pianta semicircolare; le tre di sinistra, di dimensioni più piccole, mostrano una serie di fori, alla stessa altezza in cui sboccano tubature di terracotta.
Infatti il culto, in un primo tempo, doveva svolgersi all'aperto ed essere in relazione ad una divinità pastorale.
Sul finire del VI sec. a.C. abbiamo le prime testimonianze circa il culto di Giunone Sospita; in questa I fase la dea aveva come luogo di venerazione un tempio tetrastilo con cella centrale ed alae laterali.
Di questa prima fase restano le terracotte architettoniche ritrovate, alla fine del 1800, da Lord Savile in una favissa vicina al Tempio stesso, terracotte che hanno permesso la datazione dell'impianto religioso alla fine del VI secolo a.C. Va sottolineato che tutto l'apparato architettonico tuttora visibile, ad eccezione delle fondazioni del tempio di età medio-repubblicana (IV-III sec.a.C.), risalgono alla metà del I sec. a.C.: al primo dei tre terrazzamenti vi sono i resti di tabernae, al secondo, un imponente portico, originariamente a due piani, ad arcate con semi colonne doriche, in opera mista, e concamerazioni ad esso adiacenti, ed in buona parte di restauro; al terzo, il luogo di culto vero e proprio.
La monumentalizzazione su vari terrazzamenti del Santuario lanuvino, avvenuta alla metà del I sec. a.C., va messa in relazione con le coeve trasformazioni di Santuari avvenute a Palestrina, Terracina, Tivoli, Nemi. In questi Santuari tardo-repubblicani notiamo due caratteristiche comuni a tutti: una programmatica azione di monumentalizzazione attraverso lo sfarzo ed un potente impatto visivo e una prepotente ricerca scenografica.
Non si può non pensare che un ruolo di primissimo piano in questa direzione lo abbia avuto la nuova concezione dell'urbanistica nata e sviluppatasi nel mondo ellenistico nel corso del III-II sec. a.C.
La nuova scienza urbanistica proclama la necessità di creare un tessuto urbano che preveda l'interdipendenza fra loro dei vari edifici, la loro disposizione secondo un equilibrio che li esalti a vicenda rendendoli come una unica costruzione eterogenea, a differenza del concetto urbanistico classico che prevedeva l'isolamento nello spazio dei singoli edifici e la loro indipendenza con la realtà urbana circostante.
E proprio in questa età di fioritura urbanistica, architettonica e artistica che il Santuario di Giunone Sospita di Lanuvio acquisisce il suo ultimo aspetto, quello leggibile dai resti che possiamo ancora oggi vedere.
Gli scavi del Santuario di Giunone Sospita
L'area del Colle S. Lorenzo, dove in antico sorgeva il complesso sacrale di Giunone Sospita, venne interessata da interventi di scavo del santuario giunone sospita nel 1884 da parte di Lord Savile Lumley. Negli scavi di Savile, che durarono dal 1884 al 1892, tornarono immediatamente alla luce strutture in opera incerta databili al II sec. a.C. e della metà del I sec. a.C.
Nella zona a sud-ovest dell'impianto, e più precisamente tra il pilastro angolare e la struttura in opera quadrata, vennero rinvenuti, sotto uno strato di crollo delle volte del portico, vari frammenti di parti di cavalieri, un torso di una statua di ninfa che usciva dall'acqua, e, a ridosso della struttura in opera quadrata, capitelli e rocchi di colonna. Sul finire degli scavi di Lord Savile si trovò, in un luogo imprecisato, visto che l'antiquario inglese non fornisce utili elementi topografici, la favissa votiva, dalla quale emersero le strutture templari di I fase, databili alla fine del VI sec. a.C., di cui le antefisse a testa femminile con nimbo traforato terminante a palmetta, e di chiara matrice campana, rappresentano il ritrovamento più significativo.
Ad intraprendere gli scavi sulla zona del tempio vero e proprio fu, nel maggio del 1914, l'Ufficio Scavi della Provincia di Roma.
Gli scavi, diretti dal Prof. Angelo Pasqui, fecero emergere i muri perimetrali del tempio in opera quadrata con un muro di recinzione in opera reticolata parallelo ai lati nord ed est dello stesso, e un lastricato, parte in basalto e parte in peperino, immediatamente all'esterno dell'antico impianto religioso.
Dallo scavo del tempio e da piccoli sondaggi effettuati nel terreno sottostante, emersero soprattutto frammenti fittili di varie epoche appartenenti alla trabeazione esterna, antefisse, votivi vari, ma anche alcuni frammenti di una testa marmorea pertinente al gruppo di Licinio Murena.
Il Tempio
Gli scavi condotti dal Pasqui fecero emergere, dal punto di vista architettonico, almeno tre diversi impianti: del primo restava, visto che allo stato attuale non è più visibile, un piccolo muro in tufo con
orientamento sud-ovest che ha fatto ipotizzare un tempietto lungo mt. 7 ma di cui non è stato possibile calcolarne la larghezza.
Sul finire del VI sec a.C. si darà vita ad un grande tempio di tipo tuscanico orientato ad ovest a cui vanno attribuite sia alcune strutture in peperino ancora visibili che una serie di terrecotte architettoniche, rinvenute, all'interno di una favissa votiva, da Lord Savile negli scavi del 1894-1892 e che in buona parte si conservano presso il British Museum di Londra.
Si tratta di splendide antefisse a nimbo traforato di fattura campana con alcuni frammenti della cornice di coronamento laterale, della cima di un cornicione costituito da volute che sorreggono delle piccole palmette, di una lastra della trabeazione decorata al centro con un motivo geometrico floreale, con Kyma ionico nella zona superiore con palmette in quella inferiore. Il tempio tardo-arcaico doveva essere a tre celle, con quella centrale leggermente più stretta delle laterali e, con due file di colonne nel pronao, misurava circa 22 x 16 mt..
Dopo la conquista di Lanuvio da parte di Roma, avvenuta nel 338 a.C., il Tempio di Giunone Sospita entrò nell'orbita di Roma. A questo periodo vanno sicuramente attribuiti i lavori di ricostruzione di
tutto l'impianto religioso che, rispetto alla precedente struttura, mutò appena l'orientamento riutilizzando molti blocchi del tempio tardo-arcaico o di II fase. Era a cella centrale con alae laterali.
Del tempio medio-repubblicano, quello di IV sec. a.C., a noi rimangono solamente i 2/3 delle fondazioni poiché la parte destra è crollata in seguito al franamento della terrazza del Santuario. Delle parti a vista dell'alzato non si trovò quasi traccia poiché, oltre ai vari danneggiamenti causati loro dagli eventi naturali, si aggiunse la distruzione dovuta soprattutto al reimpiego dei blocchi di peperino che le componevano; blocchi riutilizzati in strutture medievali che sorsero nelle vicinanze, come il campanile al Conventaccio, di cui, purtroppo, non è rimasta traccia a causa dei bombardamenti dell'ultima guerra.
Negli scavi diretti nel 1914 dall'Ufficio Scavi della Provincia di Roma, emersero, oltre ai muri perimetrali del tempio in opera quadrata, un muro di recinzione in opera reticolata parallelo ai lati nord ed est dello stesso, e un lastricato in basalto e peperino immediatamente all'esterno dell'antico impianto religioso che confermano come l'area immediatamente esterna al tempio venne interessata fino al I sec. a.C. da interventi di abbellimento dell'impianto religioso.
A conferma del prestigio che in quest'epoca godeva il tempio abbiamo una notizia di Appiano che riferisce che Ottaviano (63 a.C. - 14 d.C.) si servì dei tesori accumulati nella struttura religiosa allo scopo di servirsene nella guerra contro Sesto Pompeo.
All'età di Plinio il Vecchio (metà del I sec. d.C.), tuttavia, il tempio, che conservava degli splendidi intonaci che raffiguravano Elena ed Atalanta nude, era in stato di rovina e soltanto con l'imperatore Adriano (117-138 d.C.) si provvide alla completa ristrutturazione dell'impianto come ci testimonia una iscrizione rinvenuta nei pressi del tempio.
Il criptoportico del Santuario di Giunone Sospita
Sia il versante occidentale che quello orientale dell'acropoli lanuvina erano interessati da terrazzamenti artificiali e da portici pertinenti al Santuario di Giunone Sospita. Purtroppo delle strutture presenti sul lato orientale a noi non è più rimasta traccia mentre il lato occidentale, nonostante le devastazioni subite nell'ultima guerra, mostra una serie di importanti strutture architettoniche: un pilone costruito in opera quadrata che in antico aveva la funzione di immettere all'interno dell'area sacra, un grandioso portico che seguiva le linee naturali del colle, una porzione di muro a nicchie con una porta che da accesso ad una serie di cunicoli di captazione idrica scavati nella roccia, un ninfeo.
Il portico partiva dal pilone in opera quadrata con direzione ovest e, dopo una piccola deviazione verso sud, seguiva per 120 mt. il lato della collina andandosi ad arrestare di fronte al muro a nicchie sopra menzionato.
Il portico realizzato con la tecnica dell'opera reticolata è costituito da una serie di semicolonne doriche che presentano, alla stessa altezza, dei ricorsi in mattoni. Era originariamente a due piani come dimostrato, grazie agli scavi condotti sul finire dell'80O. dal
rinvenimento, in posizione di crollo, della parte superiore delle volte che presentavano tracce di mosaico. Ã ipotizzabile che anche il secondo piano del portico fosse composto da semi colonne di ordine dorico.
L'intero complesso architettonico cronologicamente si colloca alla metà del I sec. a.C. e la sua edificazione può essere messa in relazione all'ascesa di L. Licinius Murena, personaggio di origine lanuvina, che, nel 62 a.C., rivestì il consolato. Allo stesso personaggio va attribuita anche la donazione dello splendido gruppo equestre marmoreo, che poteva essere una trasposizione in
marmo dell'originale gruppo bronzeo raffigurante Alessandro Magno e gli ufficiali macedoni caduti nella battaglia del Cranico, opera di Lisippo.
Gruppo che, probabilmente, era collocato davanti la porta d'ingresso dell'acropoli lanuvina.
Il modello architettonico a cui si ispira il Santuario lanuvino, cioè la realizzazione degli imponenti terrazzamenti, va ricercato in ambiente ellenistico, ed i confronti più stringenti si trovano nel Asklepieion di Cos e nel Santuario di Athena Lindia a Rodi, con la differenza che, quest'ultimi, sono realizzati in opera quadrata, mentre il Santuario lanuvino, insieme ad altri Santuari coevi dell'area laziale e campana, sono realizzati con l'opera cementizia e paramento esterno che è diverso a seconda della loro cronologia.
Strutture murarie situate nel Parco della Rimembranza pertinenti al Santuario di Giunone Sospita
Si tratta di alcune strutture murarie, riferibili al I sec. a.C., situate presso il Parco della Rimembranza e che non hanno sicuramente mai ricevuto l'attenzione che meritano
Si estendono in due zone: la prima si trova a ridosso del Bar Caffè "Ar Tranve", la seconda a circa 100 mt. più avanti in direzione via Giacomo Matteotti, ed entrambe ben visibili dal Viale nella parte destra in direzione Genzano di Roma.
Anche se a prima vista sembrano il risultato di un unico intervento edilizio, una più profonda analisi mostra chiaramente la presenza di almeno tre fasi (ciò è ben visibile per le strutture della prima zona).
La prima fase è identificabile in un muro di contenimento in opera quasi reticolata di cui rimangono tracce evidenti, a causa dell'obliterazione che comportò, pochi decenni più tardi, la costruzione di un altro muro in opera non ancora perfettamente disposta a reticolo, e con la stessa funzione di contenimento. Questo secondo muro presenta però speroni di rinforzo.
Nella terza ed ultima fase, c'è "un cambio di destinazione d'uso", consistente nell'allungamento degli speroni con muri in opera reticolata e con copertura a volta del soffitto, che venivano così a formare una serie di ambienti simili, probabilmente con lafunzione di tabernae.
Fino ad ora abbiamo parlato soltanto delle tre fasi edilizie delle strutture murarie, e non abbiamo accennato né alla loro cronologia, né tanto meno a quale complesso edilizio fossero pertinenti.
Rispondendo subito alla seconda domanda, va detto che trattasi di opere in relazione al complesso santuariale della Giunone Sospita; con funzione sostruttiva in un primo tempo, impiegate come tabernae in un secondo tempo.
Sulla cronologia delle tre fasi murarie esse vanno circoscritte tutte alla prima metà del I sec. a.C.
Porta a questa considerazione sia la tecnica edilizia impiegata (quasi reticolato per la prima fase, reticolato per la seconda e terza) e sia perché ritengo che la terza fase, quella cioè con ambienti voltati, vada messa in relazione al grosso intervento sul Santuario di L. Licinio Murena, epoca a cui risalirebbe anche la costruzione dell'imponente portico a due piani.
Il Ninfeo del Santuario di Giunone Sospita
II ninfeo del Santuario di Giunone Sospita è particolarmente interessante. Si tratta di un'imponente struttura in calcestruzzo con una fronte alta 8 mt. che guarda verso mezzogiorno. E composto da una vasca lunga mt. 16,90 e larga 2,50. Dentro la vasca si trovano sette archi in opera reticolata, che dovevano sorreggere la mostra della fontana.
Quest'ultima è costituita da una serie di nicchie, sempre in opera reticolata, di cui le cinque centrali sono a pianta semicircolare, le due laterali sono a pianta quadrangolare. Tutto il ninfeo era abbellito
da mosaici policromi, da conchiglie e da pietra pomice, come del resto si può riscontrare in moltissime fontane di Pompei.
Dietro il ninfeo si trovava il serbatoio dell'acqua costituito da un ambiente in opera reticolata di mt. 15x 19. Questo ninfeo romano,
che sicuramente era parte integrante del santuario di Giunone Sospita, serviva sicuramente come fonte per le abluzioni sacre. Su questo ninfeo i Benedettini di Roma edificarono nel XII sec. d.C. una chiesetta al loro martire Lorenzo, da cui ne deriva, ancora ai giorni nostri, il nome della collina a nord del paese. Nell'architettura dei ninfei del mondo romano avrebbero partecipato monumenti diversissimi: le scene dei teatri, le grotte naturali, le sorgenti in grotta.
I ninfei del primo tipo si ritrovano per la prima volta nella Domus Transitoria di Nerone e nel Claudianum del Celio, un ninfeo con nicchie a cui erano addossate colonne e con un complesso sistema di rifornimento idrico nell'intercapedine del muro di fondo. Un ninfeo del secondo tipo si ritrova a Bovillae e lo abbiamo visto poc'anzi. Un altro tipo di ninfeo articolato da una fronte monumentale è il grandioso edificio in contrada Bagni a Centuripe; la fronte è formata da cinque nicchie, a pianta semicircolare; le tre di sinistra, di dimensioni più piccole, mostrano una serie di fori, alla stessa altezza in cui sboccano tubature di terracotta.






