Acquedotto Claudio o Aqua Claudia
-
tipologia:
Acquedotto
-
quota:
379m -
anno:
54 -
epoca:
Imperiale
Acquedotto Claudio o Aqua Claudia
Captava l'acqua dai piccoli laghi formati da due sorgenti, denominate Curzia e Cerulea a causa della limpidezza dell'acqua (la cui qualità sembra fosse inferiore solo a quella dell'Acqua Marcia), situate nell'alta valle dell'Aniene, tra gli odierni comuni di Arsoli e Marano Equo, al XXXVIII miglio della via Sublacensis, a poca distanza dalle sorgenti che davano origine all'Acqua Marcia. La località può oggi identificarsi con il laghetto di Santa Lucia. La captazione avveniva però anche da sorgenti secondarie, e la regolazione della portata veniva assicurata da scambi con l'acquedotto dell'Acqua Marcia. Era lungo 46.406 miglia romane[3], pari a 68,681 km, dei quali circa 16 in viadotto di superficie, di cui circa 11 su arcuazioni e circa 5 su ponti. L'iscrizione sull'attico di Porta Maggiore riporta una lunghezza di 45 miglia totali[4], ma il valore più alto è fornito da Frontino, che tiene conto anche di successivi restauri ed ampliamenti. Seguiva inizialmente, con tratti il più possibile rettilinei, il lato destro dell'Aniene, per passare poi sulla riva sinistra, all'altezza dell'odierna chiusa di San Cosimato. Superato Vicovaro aggirava il Monte Sant'Angelo in Arcese e raggiungeva Tivoli. Il tratto tra Vicovaro e Roma è tuttora disseminato di notevoli ed imponenti resti, soprattutto di ponti e viadotti e, più verso la città, di arcuazioni. Dopo Tivoli piegava a sud verso via Prenestina e poi a ovest verso via Latina e i Colli Albani. Dal VII miglio della via Latina, in località Capannelle, e per circa 4,5 km, correva su arcate, tuttora in parte conservate nel Parco degli Acquedotti, utilizzate unitamente all'acquedotto Anio novus. Nella località di Tor Fiscale incrociava, scavalcandolo due volte, l'acquedotto dell'Acqua Marcia, formando una sorta di recinto trapezoidale di circa 300 m di lunghezza ("Campo Barbarico"), che, accecate le arcate e interrotto il flusso idrico, venne utilizzato nel 539 come fortificazione dai Goti di Vitige, in lotta contro Belisario che difendeva Roma. Proprio quella del Parco degli Acquedotti, che costituisce ormai l'iconografia classica della campagna romana, è la parte meglio conservata dell'intero percorso, in cui si possono riscontrare le caratteristiche tecniche: l'altezza dell'acquedotto, compreso il condotto dell?Anio novus sovrapposto a quello dell?Aqua Claudia, varia da un minimo di 17 a un massimo di 27,40 m; i piloni hanno una sezione di 3,35 per 3,10 m di profondità, e distano circa 5,50 m l'uno dall'altro, mentre le arcate, leggermente sfalsate rispetto ai piloni, hanno una luce di circa 6 m. In corrispondenza dei numerosi tratti crollati, sono visibili i due condotti, in cui l?Anio novus è sovrapposto all'altro, entrambi di 1,14 m di larghezza per 1,75 m di altezza; realizzati in opera quadrata il condotto inferiore e in opera reticolata e laterizio quello superiore. L'acquedotto entrava in città nella zona chiamata ad spem veterem, presso l'attuale Porta Maggiore, sopra le cui arcate monumentali, che vennero in seguito unite alle mura aureliane, è ancora possibile vedere il doppio canale dell?Aqua Claudia e dell?Anio novus. L'acqua giungeva poi nella piscina limaria, una camera di decantazione dove veniva pulita dalle impurità più evidenti. Sebbene la portata giornaliera fosse di 4.607 quinarie[5], pari a 191.190 m3 e 2.211 litri al secondo, a causa delle erogazioni intermedie e delle intercettazioni abusive, solo 3.312 quinarie giungevano alla ?piscina?, e solo 2.855 quinarie al "castello terminale" (castellum), dove l'acqua si univa a quella dell?Anio Novus. Il ?castello? si trovava poco oltre Porta Maggiore (esisteva fino al 1880) e consisteva di 5 grandi cisterne rettangolari da cui le acque si dirigevano verso altri 92 ?castelli? secondari che provvedevano allo smistamento nell'area urbana. Frontino informa che delle 3.312 quinarie che giungevano in città, 819 erano per la residenza imperiale, 1.012 per uso pubblico, 1.067 per i privati e 414 per l'incremento degli acquedotti della Tepula e della Iulia. Fonte: Wikipedia








