Torre medioevale costruita tra il XII e XIII secolo, a base quadrangolare, alta tra i dieci e i venti metri; costruite con frammenti di marmo, selce e mattoni era una delle torri di avvistamento che consentivano di osservare il territorio e comunicare con quelle posizionate sulla Flaminia o sull'Aurelia. La torre prende il nome dall'essere luogo di ritrovo delle cornacchie tant'è che sul sito del Parco di Veio troviamo una poesia di Augusto Jandolo dedicata proprio a questo 'uccellaccio del malaugurio':
'Tu, poco prima d?arrivà a' la Storta, trovi a sinistra e sola, su l'aratura 'na torre arta, snella e senza porta che cià a' la base quarche sgrugnatura. Qui cià nno residenza le cornacchie; nessuno le disturba! Emigrarno quassù da Porta Furba,da quanno Sisto Quinto,restaurato c'ebbe l'acquedotto,je distrusse li nidi e le scoppiò. Se tratti d?un palazzo o d'un tugurio,st'uccelli neri er popolo pensò- porterno sempremun po' de malaugurio. Seranno preggiudizzi, buggiardate; le cornacchie lo sanno e vivono appartate'.
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