Catacomba
Funerarie

Sepolcro dei cento scalini

  

Presso il Tavolato, nella vecchia tenuta di Romavecchia (oggi parte del “Parco degli acquedotti”) a ridosso della linea ferroviaria Roma Cassino è l’ingresso a un Ipogeo comunemente denominato Grotta o Tomba dei cento scalini, ma ben conosciuto nell’ambiente archeologico come Ipogeo del Tavolato, Ipogeo anonimo di Via Latina o Ipogeo di Romavecchia. Il sito per quanto recentemente re indagato e studiato scientificamente è purtroppo ancora al centro di argomentazioni fantasiose o a carattere misterico che periodicamente appaiono in articoli giornalistici di taglio legendario o sul web. Addirittura in una telegrafica notizia nel sito Istituzionale di zona si parla del restauro del monumento ad opera di una mai sentita “Sovrintendenza pontificia”!  Pertanto per chi volesse invece approfondire in modo corretto le nozioni su questa piccola catacomba rimandiamo alla sottostante bibliografia (peraltro parziale) e soprattutto alla Rivista di archeologia Cristiana (anno LXXVI, n.1-2, 2000) nella quale in ben 179 pagine si ripercorre doviziosamente la storia, riscoperta e restauro di questo insigne monumento e delle sue vicissitudini. Il sepolcro attualmente protetto da una botola in luogo del vecchio casotto ripristinato dalla Pontificia Commisione di Archeologia Sacra nel 1957 (cui spetta di diritto la tutela e conservazione del luogo per il carattere “cristiano”) e in seguito demolito dall’azione di vandali, presenta una camera funeraria con arcosolii a cui si scende per un ripido dromos composto da sessantasette gradini e alcune brevi bracci laterali utilizzati successivamente per le sepolture cristiane. La galleria di accesso scende dal piano di campagna (m.53 s.l.m.) a m-38 s.l.m. interessando un tufo terroso, la “pozzolanella”, il tufo litoide “lionato”, un tufo terroso e la pozzolana “nera”. Il cubicolo centrale destinato al gruppo familiare del fondatore presenta le pareti intonacate e aniconiche e si data fra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. La prima scoperta e scavo dell’ipogeo catacombale si deve a Lorenzo Fortunati nel 1876. Lo sterro degli ambienti si protrasse fino ai primi mesi dell’anno seguente quando la notizia del rinvenimento venne per la prima volta, documentata e resa pubblica dal De Rossi. Di questa scoperta pochi anni dopo nel 1880 anche il Lanciani ebbe a scrivere “Il comm. de Rossi ha raccolto importanti prove della veridicità del racconto procopiano. Illustrando l’ipogeo Torlonia, scoperto dal Fortunati nel 1876 al 5° miglio della latina, alla profondità di 15 metri, egli dice  “additai in questo medesimo tratto del suburbano il campus barbaricus ove si trincerarono i Goti nel secolo sesto: e sospettai che a quelle guerresche fazioni fossero da riferire i segni di morti violenti notati negli scheletri di alcuni sepolti a fior di terra, in parte vicinissima a quella ove é l’ipogeo (Torlonia). Anche in questo ipogeo osserviamo sul cranio di uno scheletro le tracce evidenti di un colpo obliquo di spada o d’altro fendente
Purtroppo come accennavamo sopra dalla fine del secondo dopoguerra il luogo, posto in un’area marginale e lontano da vie di passaggio divenne presto ricettacolo di ogni immondizia e convegno. Nel lungo dromos fra resti di motorini e materiale vario fu addirittura calata la carcassa di una vecchia fiat 500. Per decenni nessuna adeguata segnalazione giunse alle autorità competenti sebbene il luogo fosse popolarmente noto a molti e meta di curiosi e cercatori d’improbabili tesori. I primi articoli di denuncia per quanto non espressamente rivolti all’istituzione preposta uscirono negli anni ’80 del secolo scorso per merito di volontari del G.A.R. A metà degli anni ‘90, il luogo diventa anche oggetto di interessi politici dal sapore quasi elettorale, senza comunque approdare a nulla. Si dovrà attendere la fine dell’estate del 1996 perché il monumento ormai in totale degrado e pericoloso per la pubblica incolumità sia finalmente recuperato con un’attenta operazione di salvaguardia e tutela, attuata con un nuovo scavo e restauro totale della struttura, la pubblicazione integrale della storia della piccola catacomba e l’apposizione di una nuova e adeguata chiusura di protezione.

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