Ponte Sublicio, noto anche come ponte Aventino o ponte Marmoreo, è un ponte che collega piazza dell'Emporio a piazza di Porta Portese, a Roma, nei rioni Ripa, Trastevere e Testaccio e nel quartiere Portuense.
Il più antico ponte di Roma oltrepassava il fiume Tevere poco a valle dell'Isola Tiberina, in corrispondenza dell'antico guado che rappresentava una tappa obbligata del percorso nord-sud in epoca protostorica, ai piedi dell'Aventino. La sua costruzione è attribuita al re Anco Marzio[1] (642 - 617 a.C.) da Tito Livio e da Dionigi di Alicarnasso.
Il nome deriva dal termine sublica, attribuito alla lingua volsca, con il significato di "tavole di legno". Il ponte era infatti costruito originariamente interamente in legno e vi è legato il mitico episodio di Orazio Coclite, nei primi anni della Repubblica romana. Dello scomparso ponte romano porta la stessa denominazione il ponte - costruito nel 1918 su progetto di Marcello Piacentini - che congiunge le due rive del Tevere all'altezza di Piazza di Porta Portese con Piazza dell'Emporio
Dell'antico ponte non resta oggi alcuna traccia, ma la sua ubicazione era all'altezza dell'odierna via del Porto, (sembrerebbe più vicino all'attuale via di Ripa a giudicare dal testo di A. Carandini - Roma Il primo giorno - Laterza, 2012) all'estremità settentrionale del complesso del San Michele.
La leggenda narra che nel VI secolo a.C., durante la guerra etrusco-romana, presso il ponte Sublicio Orazio Coclite, un nobile cittadino romano, respinse da solo i nemici mentre i suoi concittadini abbattevano il ponte alle sue spalle.[3]
La tradizione religiosa (originata dalla necessità di poterlo smontare facilmente per esigenze di difesa) prescriveva che non fosse utilizzato altro materiale che il legno. Il ponte era considerato sacro (secondo Varrone, dal termine pons deriva la designazione di "pontefice" o pontifex[4]) e vi si svolgevano cerimonie arcaiche, tra cui quella del lancio nel fiume degli Argei, o pupazzi di paglia (forse in sostituzione di più antichi sacrifici umani), durante il cerimoniale dei Lemuria.[5]
Ricostruzione del Pons Sublicius secondo Luigi Canina. Il ponte subì frequenti restauri e ricostruzioni (60 a.C., 32 a.C., 23 a.C., 5 d.C., 69 d.C., sotto Antonino Pio[6] e forse sotto gli imperatori Traiano, Marco Aurelio e Settimio Severo). Sulle raffigurazioni monetali di epoca imperiale compaiono alle estremità archi con statue.
Cospicue tracce del ponte sono state visibili nell'alveo del Tevere fino al 1890 circa, quando i resti furono completamente demoliti, nell'ambito delle misure di risistemazione del corso urbano del fiume, come misura di prevenzione delle piene.
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