L’imponente viadotto che attraversa la valle di Centocelle, oggi interessata dall’asse viario di di viale Palmiro Togliatti. Il mastodontico ponte serviva a superare la depressione del fossato, formatosi per la presenza di un torrente, oggi intubato e divenuto collettore fognario, che passa sotto il piano di calpestio.
Il ponte si sviluppa su un doppio ordine di arcate e, attualmente, ne sono visibili 40. Esse sono state restaurate negli anni ‘40, ma già l’Ashby con la Van Deman negli anni ‘20 ne aveva contate 62 e, ancor meglio il Fabretti nel XVIII secolo ne contò ben 92. L’imponenza del ponte richiese già in antico diversi interventi manutentivi.
Dalle diverse tipologie murarie si possono individuare tre fasi di interventi manutentivi. Il primo intervento di manutenzione risale alla fine del III Sec. e l’inizio del IV, rifasciando alcuni piloni in laterizio e aggiungendo degli archi di rinforzo sotto quelli originali; nel secondo intervento di manutenzione, nel V-VI secolo, vennero addirittura ricostruiti dei piloni crollati e realizzate delle rifasciature in opera listata; infine, al tempo di Papa Adriano I (772-795) venne utilizzata l’opera quadrata per rinforzare dei piloni e in opera listata per il rinforzo delle torri; Altri restauri minori vennero effettuati fino agli anni ‘90.
Anche se sul ponte non è possibile salire, merita attenzione il tratto all’attraversamento di via degli Aceri che permette di osservare la sezione del canale, appoggiato sul banco tufaceo originale, con le parti costituenti il canale.
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Auxilium petere ?
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