Itinerario
Da Olevano Romano si prende la strada per Bellegra, e poco prima di raggiungerla si svolta a destra al bivio per Roiate. Percorsi dopo 3,2 km, ad un nuovo bivio si prende la strada per Affile e Subiaco.
Per raggiungere l’inghiottitoio: dopo 1,1 km dal bivio, appena superato un ponticello, si prende una stradina non asfaltata a sinistra, la si percorre per 300 m, poi si lascia la macchina e si prosegue scendendo nel campo sottostante e costeggiando il torrente che dopo 100 m si getta nell’inghiottitoio.
Per raggiungere la risorgenza: dopo 600 m dal bivio si lascia la macchina presso un passo e si scende sulla sinistra seguendo un sentiero appena accennato. Percorsi un centinaio di metri, si discende il ripido versante terroso fino al letto del torrente; poi si risale il torrente, tra grandi massi e vasche d’acqua, fino all’ingresso. Quando la grotta emette acqua può essere difficile risalire le cascatelle nel letto del torrente.
Descrizione
E’ un tipico traforo naturale, scavato dalle acque del Fosso Rio che alla sezione di imbocco convoglia le acque di un bacino di circa 50 km quadrati. Nei periodi di secca non c’è scorrimento d’acqua nel fosso e nella grotta, dove rimangono solo alcune pozze, anche profonde. Le piene sono violente, come dimostrano i tronchi e i rifiuti incastrati sulle volte dei condotti.
L’antro di ingresso dell’inghiottitoio, situato alla base di pareti alte 20-30 m, è alto 3 m e largo 2 m, impostato su una frattura verticale orientata E-W; le sue dimensioni originarie sono state notevolmente ridotte dalla costruzione di una diga in cemento.
Sulla parete alla sinistra dell’ingresso si trova un tratto di galleria delle stesse dimensioni dell’ingresso, interrata dopo alcuni metri, dalla quale forse anticamente proveniva un affluente sotterraneo. Si scende subito il salto di 2 m creato dalla diga, fino alla base delle murature a secco che costituiscono le rovine di una diga più vecchia, sulle sponde di un profondo laghetto, aggirabile tenendosi sulla destra. Qui si trova una grande nicchia, anch’essa chiusa da muratura a secco; qui gli strati risultano inclinati di 12° verso 300°-310°.
Sulla verticale dello specchio d’acqua si nota l’ingresso superiore a pozzo, che si apre a 8 m d’altezza, largo 4x3 m. Proseguendo al di là del lago nella grande galleria iniziale, sulla destra si incontra subito una diramazione con il pavimento terroso, dapprima in forte salita poi pianeggiante, lunga una ventina di metri, larga 4 m e con altezza che diminuisce da 7 m fino a 1 m in fondo (punto 3). La galleria iniziale, con il fondo coperto da massi e ciottoli (ma anche da rifiuti), prosegue rettilinea dall’ingresso per una cinquantina di metri, larga 5 m ed alta 8 m, fino ad un cambio repentino di direzione (SSW, punto 4).
Qui la sezione diviene più piccola (larghezza 2,5 m, altezza 4 m), si scende un saltino di 1 m, seguito da una marmitta piena d’acqua facilmente aggirabile in regime di secca (canotto in inverno), e dopo una decina di metri la grotta compie un’ampia curva e (punto 6) torna ad avere le dimensioni iniziali. Si cammina tra grandi sassi levigati dalle acque. Quasi alla fine di questo tratto un salto alto meno di 2 m (punto 11) immette in un’altra marmitta. D’estate, se l’acqua è alta, si può passare in alto sulla sinistra, dove due brevi diramazioni chiudono con sedimenti terrosi, mentre d’inverno per superare il lago che si forma può essere necessario il canotto.
Si arriva quindi ad un’ampia curva a destra che forma un ambiente alto una quindicina di metri (Sala “dei Pipistrelli”); un grande pilastro che raggiunge il soffitto è completamente ricoperto da colate inattive. Sulla destra si può risalire una diramazione asciutta dal pavimento terroso, che sale ripidamente per arrivare ad un terrazzo pianeggiante (punto 13) seguito da un paio di salette.
Dalla sala “dei Pipistrelli” la galleria segue la frattura diretta verso 310°, la sezione si stringe, il soffitto si mantiene orizzontale (altezza 10-12 m), mentre il pavimento si inforra nella roccia viva e forma un gradino roccioso seguito da un profondo laghetto (d’inverno superabile con il canotto o in traversata su corda). In fondo alla galleria si intravede la luce esterna che penetra dalla risorgenza. Alla fine di questo tratto rettilineo (punto 18) la galleria prosegue più ampia lungo un’altra frattura, quasi perpendicolare (orientata verso 215°), per 30 m fino all’uscita. In questo tratto si succedono brevi salti con alla base piccoli laghi, evitabili sfruttando un piano inclinato (strato inclinato di 40° verso 230°) che scende ripido verso l’uscita formando una nicchia obliqua nella parete. L’imbocco della risorgenza è una bella spaccatura alta una quindicina di metri e larga 2-3 m, situata alla base di una parete. Usciti all’esterno, si superano un toboga e qualche pozza, raggiungendo la sponda sinistra del torrente. Per tornare all’ingresso dell’inghiottitoio, si sale il ripido versante di sinistra fino a raggiungere la strada asfaltata, poche decine di metri più in alto.
Stato dell’ambiente
Il traforo naturale è inevitabilmente conosciuto da sempre dalla popolazione locale. La prima testimonianza scritta del completo attraversamento della cavità risale al 1849.
L’arco d’ingresso è stato modificato dall’uomo; sono infatti visibili uno sbarramento in cemento e i resti in rovina di un più antico sbarramento in pietra. Nel primo ambiente della grotta, in una breve diramazione sulla destra, si nota una muratura a secco larga 5 m ed alta altrettanto, forse costruita allo scopo di chiudere un secondo ingresso. Questo serviva probabilmente a diminuire la sezione d’ingresso per aumentare la velocità della corrente, che doveva essere sfruttata da un mulino di cui però non rimangono tracce.
La acque del torrente esterno trasportano in grotta una notevole quantità di rifiuti, anche di grandi dimensioni, provenienti da discariche abusive che si trovano nel bacino a monte della cavità.
Note tecniche
La percorribilità della grotta varia a seconda della portata del torrente. In assenza di scorrimento d’acqua sono sufficienti 2 corde da 25 m per superare le profonde marmitte allagate del tratto finale (traversata con spit sulla parete di destra). Se, invece, il torrente percorre la grotta in condizioni idriche ordinarie è necessario anche il canotto (sconsigliabile la muta a causa dei rifiuti trasportati delle acque). O
Ovviamente, in condizioni di piena la visita della grotta non è opportuna.
Storia delle esplorazioni
Venne esplorata nel 1849 da F. Gori, ed è citata in varie pubblicazioni del XIX secolo. Il 19 giugno1925 (nello stesso giorno dell’esplorazione della Grotta dell’Arco) fu ripercorsa dal CSR (C. Franchetti, C. Zileri dal Verme, L. Tosti di Valminuta).
Bibliografia
ABBATE, 1894; AGOSTINI, 1989; BOEGAN, 1928; CIRCOLO SPELEOLOGICO ROMANO, 1932; DE ANGELIS D’OSSAT,
1898; DOLCI, 1965; GOBETTI, 1991; GORI, 1855; GORI, 1864; MANCINI, 1997; PALMIERI, 1863; SEGRE, 1948a;
SEGRE, 1951a; SEGRE, 1956; ZILERI DAL VERME, 1926a
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Auxilium petere ?
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