Descrizione - dislivello: +2/-15 m - sviluppo: 1065 m L'ingresso principale è in una dolina di crollo lunga 30 m. Ad una estremità della dolina, nel punto più depresso, si apre un foro a sezione triangolare, alto 1,50 m e largo altrettanto, con al centro un grande masso, che permette di scendere in una sala di crollo occupata da un grande conoide detritico. La sala intercetta una galleria periodicamente attiva, che può essere percorsa sia verso monte che verso valle; dalla stessa sala si dirama anche una galleria superiore "fossile". Disceso il conoide detritico verso sinistra, si supera un basso passaggio (alto 60 cm e largo 2 m) lungo 6 m, si sale un gradino e si entra nel tratto a monte della galleria attiva. Questa è lunga 60 m, alta un paio di metri e larga altrettanto, con dei restringimenti causati da frane, una delle quali pone anche fine alla galleria (q. +2, punto B). Dalla frana scaturisce il torrente sotterraneo che per gran parte dell'anno percorre la grotta. Se, invece, dalla sala di crollo iniziale si scende il conoide detritico verso destra, si percorre un tratto di galleria lungo una settantina di metri, largo 6-8 m e alto da 3 a 5 m, con il fondo detritico, nel quale serpeggia il torrente, con grandi cumuli di massi ai lati. Al termine di questo tratto si risale un nuovo conoide detritico che occupa quasi interamente la galleria, lasciando uno stretto passaggio in alto. Alla sommità del conoide si rivede la luce, sbucando alla base di un pozzo alto 5 m e con diametro di 4 m, che porta all'esterno (punto D). Si discende il conoide sul versante opposto, e dopo una quindicina di metri la volta si abbassa fino a 80 cm, per poi rialzarsi subito dopo. Da qui si entra in una galleria meandriforme in leggera discesa, con sezione a tratti ellittica allungata lungo la stratificazione suborizzontale del travertino, con larghezza quasi sempre superiore ai 2 m e altezza minore, fino a 1 m, che costringe spesso a camminare chinati. A questi tratti se ne alternano altri con sezione più alta, fino a 4 m, e con morfologia più articolata. Le pareti e i soffitti non interessati da crolli sono molto concrezionati; sul pavimento sono presenti vasche profonde anche 1 m, dove l'acqua ristagna dopo le piogge. Nel corso delle visite in periodi piovosi si è osservato che in questo tratto la portata del corso d'acqua aumenta rispetto a quella che filtra dal detrito della galleria a monte. In alcuni punti, passaggi laterali asciutti poco più alti del fondo consentono di evitare tratti bassi allagati. Dopo 320 m dall'ingresso a pozzo si raggiunge la "sala delle colonne" (punto J), con dimensioni in pianta di circa 30x15 m e alta 7-8 m; la sala deve il nome ad alcune colonne concrezionali di grande diametro, alte fino a 5 m. Nei periodi di piena, in questa sala si forma un grande lago. La parte terminale della galleria attiva che continua oltre la sala, lunga un'ottantina di metri, ha dimensioni più ridotte (altezza fra 1 e 2 m e larghezza fra 1,5 e 3 m), e termina in un ulteriore restringimento impercorribile (-15 m, punto L). Una trentina di metri prima della sala delle colonne, in corrispondenza di una saletta, partono due diramazioni. Una galleria concrezionata parte sulla destra della galleria a 2 m d'altezza, e si ricollega, dopo un breve giro, alla sala delle colonne; sulla parete opposta, sbuca dall?alto un cunicolo basso e molto fangoso, che si sviluppa parallelamente alla galleria principale verso monte, per una quarantina di metri, abbassandosi progressivamente fino ad impedire il passaggio (punto M). Tornando all?ingresso principale, nella sala si sale su una cornice in alto sulla destra del conoide detritico e si accede al "ramo fossile principale". Questa galleria si presenta inizialmente meandreggiante, concrezionata e con mensole sporgenti dalle pareti, alta da 1 a 2 m e larga 3 m; dopo circa 30 m, superato un passaggio basso, la sezione diventa più bassa e, in alcuni tratti, larga fino a 2 m, con fondo piatto spesso ricoperto da concrezione. Dopo circa 70 m questo ramo comunica con il pozzo di 5 m (punto D) intercettato anche dalla galleria principale, tramite una finestrella in parete a meno di 2 m d'altezza dalla sommità del secondo conoide. Superato il pozzo, la condotta prosegue per altri 110 m, comunicando con la galleria principale in altri due punti, tramite una nuova finestra (punto E) ed un pozzetto di 5 m seguito da stretti cunicoli discendenti (punto G). Il ramo stringe progressivamente e termina con due cunicoli stretti (punto F). Una sensibile corrente d'aria percorre la grotta nel tratto compreso fra i due ingressi. Nel periodo estivo la grotta è normalmente asciutta, mentre nel periodo invernale un piccolo torrente percorre la grotta; nei periodi più piovosi si può verificare l'allagamento di vaste zone della grotta, fino anche al sifonamento dei tratti con il soffitto più basso.
Stato dell'ambiente La grotta è molto frequentata. A partire dal 1975, anno della prima indagine da parte di gruppi speleologici, il numero complessivo di visite è stimabile in diverse centinaia. In realtà , le caratteristiche dell'imbocco (aperto in piena campagna, di notevoli dimensioni) e dell'intera galleria (sviluppata sempre a pochi metri dalla superficie esterna) rendono la grotta molto vulnerabile. La "dolina" d'ingresso si presenta ingombra di rifiuti, così come il secondo ingresso a pozzo, che, attrezzato con dei tubi, assolve all'impropria funzione di recettore di acque di scarico di una vicina abitazione. Rifiuti di vario tipo, trascinati dalle acque, sono distribuiti in diversi punti della galleria.
Note tecniche - Per percorrere la grotta dall'ingresso principale non occorrono attrezzature. La discesa dall'ingresso a pozzo (P5) richiede una corda da 10 m. Nel "Ramo Superiore" si incontra un pozzetto di 5 m (corda) che riporta verso la galleria principale.
Storia delle esplorazioni - La grotta è conosciuta da sempre. Nel 1950 venne esplorata fino alla frana prima dell'ingresso a pozzo dagli archeologi F. Rittatore Vonwiller e L. Cardini, che vi eseguirono dei saggi nel 1955. Nella sala iniziale della grotta sono stati infatti rinvenuti alcuni frammenti ceramici risalenti all'età del Bronzo Medio (XVI secolo a.C.) oltre a manufatti in osso, conservati nel Museo Fiorentino di Preistoria e nell'Antiquarium comunale di Ischia di Castro (NEGRONI CATACCHIO, 1981 e 1983). Le esplorazioni sono state continuate dal Gruppo Speleologico CAI Orvieto nel 1973 e completate dal CSR il 3 dicembre 1978 (A. Fratoddi, S. Gambari, L. Nizi, G. Spinello).
Itinerario - Da Farnese si prende la strada per Pitigliano (GR). Dopo circa 7 km si imbocca la strada a sinistra che porta alle rovine di Castro e a Manciano (GR). Dopo 2,8 km si svolta in una strada bianca a sinistra e la si percorre per 300 m fino ad un cancello posto sulla sinistra. Una stradina parte dal cancello e arriva a due casolari dopo circa 50 m; la dolina d'ingresso è a sinistra dei casolari. Per accedere alla grotta, che si apre in terreno privato recintato, è opportuno chiedere il permesso al proprietario.
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esplorativo
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14 Nov 17 alle 14.19 0
27 Gen 18 alle 18.29 Ale Staderini Busà Segnala per revisione Segnala per cancellazione
Stato
esplorativo
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9566
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