Lapide in memoria dei restauri dell'Acquedotto Vergine effettuati sul confine di Villa Ada dall'imperatore Claudio nel 46 d.C.
La scritta è molto rovinata, ma si legge ancora:
Virgo Ti(berius) Claudius Drusi F(ilius) Caesar Aug(ustus) Germanicus pontifex maxim(us) tribun (icia potestate)
La lapide è simile a quella posta in via del Nazareno, dove si conservano tre arcate in blocchi bugnati di travertino, che recita:
Ti(berius) Claudius Drusi f(ilius) Caesar Augustus Germanicus pontifex maxim(us) trib(unicia) potest(ate) V imp(erator) XI p(ater) p(atriae) co(n) s(ul)desig(natus) IIII arcus ductus aquae Virginis disturbatos per C(aium) Caesarem a fundamentis novos fecit ac restituit
Tiberio Claudio, figlio di Druso, Cesare Augusto Germanico, pontefice massimo, rivestito per la quinta volta della potestà tribunicia, acclamato imperatore per l'undicesima volta, padre della patria, console designato per la quarta volta, ricostruì e restaurò dalle fondamenta gli archi dell'acquedotto dell'acqua Vergine, danneggiati da Gaio Cesare (Caligola).
Il riferimento al danneggiamento è stato ricollegato agli studiosi alla costruzione di un anfiteatro nel Campo Marzio promossa dallo stesso imperatore e mai portata a termine. Più difficile comprendere le motivazioni dell'intervento di restauro sui confini di Villa Ada, in quanto la parte inferiore della scritta è completamente consumata.
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Auxilium petere ?
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