Il monastero dei padri osservanti minori detti zoccolanti dell'Ordine dei francescani a Torre del Greco rappresenta il più importante e ricco monumento storico della città . Sorto nella seconda metà del Cinquecento per volere della cittadinanza e dell'ordine dei Francescani fu eretto su una collina nei pressi della porta di Capotorre. L'edificio posto a circa 50 m s.l.m. fu edificato sul modello di altri edifici conventuali, con corte centrale e porticato al piano terra.
Tutto il primo piano fu adibito al culto e alle celle, mentre il piano sottostante accoglieva le cucine, la chiesetta del Santissimo, il cimitero, il refettorio ed alcune stanze di degenza che ospitavano personaggi illustri (malati) della curia napoletana e romana. Qui il clima era a quei tempi salubre e la vicinanza del mare e della collina vesuviana offriva atmosfere di grande suggestione. Gli ospiti del monastero erano indirizzati spesso presso la sede torrese per guarire da affezioni respiratorie e reumatiche. Intorno al monastero, il grande giardino nel quale si coltivavano ortaggi e soprattutto la vite.
Un breve atrio immette, prima di giungere al chiostro, a sinistra, in alcuni ambienti dove erano sistemate le cucine, dagli ampi focolari e dalle enormi cappe, che ancora oggi si possono vedere; e a destra, nel refettorio, un grande ambiente voltato, dall'imponente architettura. Oggi rimane ben poco di quello che doveva essere l'antico allestimento. Sono andati perduti gli scanni di legno che cingevano la sala ed anche la pregevole decorazione ed affresco che ornava il soffitto, di cui restano soli pochi frammenti. Da questi piccoli ma significativi testimoni possiamo capire come fosse improntata la decorazione della sala.
La volta era interamente decorata da eleganti e fantasiose grottesche su fondo bianco, intervallata al centro da una serie di tondi, entro cui campeggiavano alcune figure, di cui non conosciamo il soggetto. Di quei tondi il solo ancora visibile è quello che rappresenta il Padre Eterno benedicente. La decorazione deve essere datata agli anni successivi al 1578 (data di fondazione) e presenta dell'affinità con quella delle vele del chiostro napoletano di S. Maria La Nova. Il lunettore in fondo al refettorio è decorato con un affresco raffigurante la deposizione di Cristo dalla Croce. Oltrepassato l'atrio, si giunge direttamente nel chiostro, dalla imponente ma lineare architettura. Cinque arcate sorrette da massicci pilastri, scandiscono i lati di un ampio cortile quadrato, al centro del quale vi è un solido pozzo in pietra lavica. Una nota particolare va dedicata agli affreschi del chiostro: una sorta di enciclopedia illustrata degli episodi più significativi della vita di San Francesco ed altri Santi dell'Ordine, che si snoda lungo le quattro pareti del chiostro. La decorazione, riferibile alla seconda metà del secolo XVII, presenta ventiquattro pannelli con varie scene, ognuna commentata da una didascalia; gli scomparti sono intervallati da medaglioni, entro cui sono ritratti i Provinciali ed altre figure di rilievo dell'Ordine.
Questo programma decorativo non è l'unico nel suo genere. Cicli pittorici simili si ritrovano in altri chiostri francescani disseminati per l'Italia, ad evidenziare la volontà , delle autorità dell'Ordine, ad unificare i temi iconografici. Un ciclo pittorico con caratteristiche simili a quello degli Zoccolanti è presente nel chiostro delle clarisse del convento napoletano di S. Chiara. I due cicli presentano molte affinità stilistiche, tra cui anche il sistema di impaginazione delle scene. Un'ultima spiacevole nota d'obbligo. Riguarda le condizioni disastrose in cui versa questo importante complesso monumentale cittadino.
Storia Il convento, fondato nel il 1º maggio 1578 da frate Domenico Della Torre, fu occupato dai Frati Francescani Osservanti, ordine risalente al movimento di riforma dell'osservanza, nato nel XIV secolo da quella parte dei francescani che chiedeva un più severo rispetto delle regole del fondatore. Il primo a sancire la divisione tra i frati Conventuali, che abitavano in conventi urbani e gli Osservanti, fu Papa Eugenio IV (1383-1447). Tale divisione ebbe la conferma ufficiale da Papa Leone X (1513-1521), che il 19 maggio 1517 separò i Conventuali o Minoriti dagli Osservanti o Francescani, dal saio marrone. Nell'ordine degli Osservanti confluirono anche gli Zoccolanti (Padri Minori Osservanti o Zoccolanti) il cui nome risale al 1386, anno in cui alcuni frati si stabilirono nella zona boscosa di Brogliano in Umbria ed ebbero il permesso di calzare zoccoli di legno per difendersi dai morsi dei serpenti che infestavano la zona. La suddivisione dell'Ordine, del 1517, nelle due famiglie dei Conventuali e degli Osservanti non impedì, tuttavia, un nuovo 'moto secessionista' all'interno del movimento francescano. Nella stessa famiglia degli Osservanti si distaccarono prima i Riformati e poco dopo i Francescani eremiti, meglio conosciuti sotto l'appellativo di Cappuccini. Questi ultimi ottennero il riconoscimento ufficiale da Papa Clemente VII, il 3 luglio 1528, mentre i Riformati furono riconosciuti dallo stesso pontefice il 16 novembre 1532. Il complesso conventuale fu edificato all'estremità occidentale in quartiere molto antico, quello di 'Capo la Torre', come veniva chiamato una volta, oggi Capo Torre o Capotorre, nome derivato dal fatto che un tempo, proprio in questo luogo, vi era la porta della città .
Fu scelta per l'edificazione, la parte più alta di un promontorio, che forse prima dell'eruzione del 79 d.C., affacciava direttamente sul mare, in quanto le eruzioni del Vesuvio del 1631 e del 1794 modificarono sensibilmente la linea di costa, oggi di centinaia di metri più avanti rispetto al XVI secolo. L'ingresso del Convento era arretrato rispetto alla Strada Regia delle Calabrie, che collegava Napoli con i paesi vesuviani costieri; e sicuramente il panorama che si ammirava dal Convento doveva essere incantevole, grazie alla posizione emergente, si godeva della vista dell'intero Golfo di Napoli, da Sorrento a Capo Miseno. E questa sua favorevole posizione e l'aria salubre del luogo che permisero l'utilizzo della struttura come convalescenziario che dipendeva direttamente dall'infermeria di Santa Maria la Nova di Napoli sia per i religiosi che gli infermi dove qui avrebbero potuto certamente recuperare forze ed energie.
I lavori, nonostante il notevole contributo della popolazione, procedevano lentamente, tanto che nel 1587, il Convento non era ancora terminato, anche se era abitato già da 6 frati. L'edificio fu realizzato secondo i principi che ispiravano la vita dei frati francescani, improntati sulla semplicità e povertà , con il chiostro quadrato circondato dai locali destinati a sala capitolare, cucina, refettorio, mentre al primo piano vi erano le celle dei frati.
Nel dicembre del 1631, dopo un silenzio durato 131 anni, il Vesuvio manifestò la sua devastante potenza: due bocche eruttive si aprirono riversando all'esterno grandi quantità di colate laviche che investirono il territorio giungendo fino a mare. Le lave incandescenti, le colate di fango, le ceneri e gli altri fenomeni legati all'attività eruttiva del vulcano provocarono ingentissimi danni e morti. La città di Torre del Greco appariva come un vasto campo di scorie e ceneri; il mare, che lambiva il castello baronale, si allontanò a tal punto che la straordinaria quantità di ceneri e lapilli formarono un'ampia spiaggia, detta 'mare seccato'. Tra tutta questa devastazione, il Convento rimase quasi indenne. La città , caparbiamente, fu ricostruita in breve tempo e nella seconda metà del XVII secolo, il Convento divenne un importante centro di studi letterari, filosofici e di teologia morale. L'edificio fu risparmiato dalle due terribili eruzioni vesuviane del 1631 e del 1794, rimanendo dimora dei Francescani fino al 22 settembre 1811, anni in cui fu soppresso per editto reale e i Francescani furono costretti a trasferirsi in altri Conventi dell'Ordine Minore.
Alla metà del XVII secolo il Convento era un centro di studi che consentiva, soprattutto a chi voleva intraprendere la carriera ecclesiastica, di avviarsi agli studi letterari, filosofici e di teologia morale, come risulta da un attestato di padre Antonio da Napoli, sacerdote e insegnante nel Convento di S. Maria delle Grazie, con il quale dichiarava che il diacono Battimo Cirillo di Torre del Greco si dedicava allo studio delle lettere e soprattutto a quello dei casi di coscienza. Nel 1708 la comunità religiosa era formata da 16 frati: 8 sacerdoti, 5 laici, 3 terziari. Troviamo nei protocolli del notaio Andrea Pizza un contratto tra il maestro stuccatore Domenico Cataleto di Napoli e il padre guardiano Crisanto da Marigliano, per la stuccata della Chiesa per il prezzo convenuto di ducati 200 (10 ottobre 1714). Il Convento e la Chiesa erano circondati da un vigneto di circa 5 moggia che apparteneva all'Università . Il 4 aprile 1741, nel pubblico parlamento, presieduto dagli Eletti e dai Deputati, i cittadini deliberarono di cedere ai frati il territorio arbustato e coltivato a vitigni di cinque moggi, che circondava il Convento e che apparteneva alla città , riservandosi il diritto di servirsene come pubblico passaggio; questa donazione fu voluta per l'opera sia spirituale che materiale che essi prestavano alla popolazione. Spesso nel chiostro erano soliti radunarsi i cittadini per nominare gli Eletti. La Santa Visita del 1742, compiuta dal cardinale Giuseppe Spinelli, riferisce che i frati erano 21 un tutto: 15 sacerdoti, 5 laici e un terziario. Dei sacerdoti, 3 erano confessori: Angelo da Calvizzano, Clemente della Torre, Giacomo d'Ischia.
L'istituzione, nata due anni dopo l'eruzione, nel 1796, su iniziativa dei sacerdoti napoletani Tommaso Fiore e Gennaro Scarpati aveva lo scopo di prestare assistenza alle giovanette rimaste orfane a causa dell'eruzione. Superiore del Ritiro fu nominato il sacerdote torrese Pasquale Lombardi che, con l'assenso del Cardinale Giuseppe Maria Capece Zurlo, Arcivescovo di Napoli tra il 1782 e il 1801, ottenne da Francesco I di Borbone la possibilità di trasferire l'orfanotrofio nel Convento già abitato dai Francescani. Nel contempo il Lombardi ottenne l'utilizzo anche dei cinque moggi di terreno adiacenti al convento, già concessi dall'Università di Torre del Greco ai frati nel 1741. Nel novembre del 1826, le giovani orfane presero dimora nell'edificio: inizialmente le ragazze si occupavano esclusivamente di lavori domestici, ma in seguito per volontà di Sisto Riario Sforza, Arcivescovo di Napoli tra il 1845 e il 1877, il Ritiro fu trasformato in scuola, che poteva essere frequentata anche da studentesse provenienti dall'esterno, pagando una retta mensile, a spese proprie o del Comune o dell'Istituto stesso, tra queste alcune orfane sceglievano la vita monastica, avendo tra gli altri doveri quello di Suore di Carità in caso di epidemie. Nel 1861, la città fu colpita nuovamente da un'altra eruzione, la lava e forti scosse di terremoto investirono il territorio, provocando molti danni ai danni ai monumenti ed alle abitazioni. Il 22 febbraio 1863 fu aperto nello stesso istituto un asilo d'infanzia, sotto il titolo della 'Visitazione', riconosciuto come Ente Morale con decreto dei 23 dicembre 1865. Alla creazione della scuola concorsero fondi privati, ricavati da donazioni, dalla Provincia ed il Comune.
Lo Statuto dell'Asilo, fu approvato con decreto Reale il 9 febbraio 1869 ed apposito Regolamento ne sancì le norme educative. La decorazione pittorica del chiostro, risale all'ultima fase di presenza nell'edificio dei francescani. In ventiquattro pannelli, intervallati da ovali con ritratti di prelati e provinciali dell'ordine, solo parzialmente leggibili a causa del precario stato di conservazione e delle manomissioni subite dall'edificio negli anni, sono raffigurati episodi della vita di San Francesco. La decorazione presenta notevoli affinità con numerosi cicli dipinti negli stessi anni in provincia di Napoli, in particolare è vicina ad un'analoga rappresentazione presente nel Chiostro del Convento francescano di Santa Maria degli Angeli a Marano, opera documentata del pittore Angelo Mozzillo. L'artista, nato ad Afragola nel 1756, fu allievo di Giuseppe Bonito ed eseguì nel corso della sua lunga attività numerosissime opere pittoriche, oltre che nel paese natale, a Casoria (chiesa di S. Mauro), a Caivano (chiesa di S. Pietro, Santuario di Campiglione, Congrega del Sacramento), a Cimitile, a Nola, a Liveri, a San Paolo Belsito, a Palma Campania, a Scafati, a Ottaviano, a Cicciano, a Somma Vesuviana, a Castellammare di Stabia, ad Agerola, a S. Agata dei Goti, a Solopaca, a Sparanise, a Polla, a Nola, ad Ercolano e a Portici. Anche in alcune chiese napoletane, quali S. Lorenzo Maggiore, S. Nicola alla Dogana, il Gesù Nuovo e S. Maria della Vittoria, sono conservati dipinti del Mozzillo, mentre tra i dipinti di soggetto profano si distingue la decorazione ad affresco del salone di S. Eligio in Piazza mercato, raffigurante scene della Gerusalemme Liberata. Il pittore trascorse gli ultimi anni di vita nel nolano, dove morì nel 1807.
Agli inizi della fondazione del Ritiro, le orfane venivano istruite solo nei lavori domestici. Quando assunse la carica di arcivescovo Sisto Riario Sforza (1845), il quale stabilì il regolamento, il Ritiro fu trasformato in Educandato. Venne aperta una scuola che poteva essere frequentata non solo dalle orfane, ma anche da altre ragazze, di cui alcune a pagamento, altre a spese del Municipio e diverse a cura del Ritiro stesso. Fra le orfane alcune prendevano l'abito religioso e fra gli altri doveri avevano quello di assistere, come suore di carità , gli ammalati in caso di epidemia. Nel 1863, con gli avanzi delle somme di denaro inviate da tutta l'Italia per soccorrere i Torresi devastati dall'eruzione vesuviana dell'8 dicembre 1861, vi fu fondato un Asilo infantile sotto il titolo della Visitazione. Nel 1923, essendosi quasi estinta l'antica comunità visitandina, ne presero il posto le suore dell'Addolorata e della Santa Croce, fondate dal canonico Giuseppe Brancazzio (1773-1842) e si realizzò così la fusione dei due Ritiri dell'Addolorata e della Visitazione. Nel 1923, subentrò alla comunità della Visitazione la Congregazione delle Suore dell'Addolorata e della Santa Croce, che mantennero la funzione di asilo del Convento e ne divennero proprietarie nel 1987. A partire da quel momento, le suore dell'Addolorata e della Santa Croce si posero il problema di recuperare lo storico edificio, sua per sottrarlo all'usura del tempo sia per restituirlo alla fruizione dell'intera città , anche in considerazione della centralità della struttura conventuale e dell'annessa area esterna che, in singolare continuità con la villa comunale, avrebbe ben potuto essere utilizzato dai cittadini di Torre del Greco. Inizialmente, attraverso il ricorso all'autorità giudiziaria, le suore riuscirono a liberare l'edificio dagli occupanti che, a varie riprese, avevano indebitamente utilizzato il piano inferiore del complesso conventuale per abitazioni e per attività commerciali. Ottenuta la piena disponibilità del Monastero, le suore, che, per certo, non disponevano di autonome risorse finanziarie per provvedere ai lavori di restauro e consolidamento statico dello stesso, esperirono tutte le più opportune iniziative per reperire mezzi finanziari necessari allo scopo.
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