Il documento sopra pubblicato mi offre, in ultimo, occasione di parlare dell'acqua di Secciano, argomento che oltre riconnettersi alla storia di Castel Savello, ha anche importanza archeologica. La suddetta acqua infatti sgorga da un antico cunicolo romano, scavato in un banco dì peperino, la cui costruzione, sebbene in più piccole dimensioni, è simile a quella dell’emissario del lago di Castel Gandolfo. Questo cunicolo, la cui presenza era ignorata fin qui, che io sappia, dagli studiosi, convalida maggiormente l'opinione che il territorio di Castei Savello e sue adiacenze, ove è Secciano, facesse parte di una villa romana (1).
ll Riccy ci dà notizia di alcuni scavi eseguiti nel 1770 per ordine del principe Emilio Altieri «in una località detta « Secciano il cui terreno era seminato di marmi da irnpel (licciature)». Furono in quegli scavi rinvenuti un piccolo frammento di una dedicazione in cui si leggeva ARAM DIC, dei frammenti di figuline a mezzo rilievo di ottimo gusto, delle olle cinerarie, un bellissimo vaso d' alabastro in cui si conservavano le ceneri della defunta di cui nella iscrizione della base (2).
Dal nome «Sicciano », quale si legge nel nostro documento; si potrebbe ritenere che questo praedium appartenesse in origine alla gente Siccia. Nella celebre base capitolina che sosteneva la statua di Adriano dedicata nel 136 dai magistri vicorum urbis regionum XIIII, è nominato fra i vici della regione decirnaquarta il vicus Starle Siccianae (3), denominazione che il prof. Gatti ritiene sia «un appellativo particolare che serviva a distinguere la edicola eretta « presso un' insula privata, verosimilmente quella della gente «Siccia » (4). Nessuna iscrizione però è stata ritrovata nei pressi di Castel Savello e di Albano che stia a convalidare questa ipotesi (5).
(1) G. TOMASSETT1, op. cit. p. 9 e nota.
(2) G. ANTONIO RICCY, Memorie skriche di Albano, Roma, 1787, p. 118.
(3) C. I. L. VI, 975, col. 5, lin. 31. H. JORDAN, Topographie, Berlin, 1871, II, 586.
(4) G. Garri, Ara marmorea del Vicus Statae Mairis in Bullet-tino della Commissione archeologica comunale di Roma, 1go6, pp. 195 e 196.
(5) Cf. C. I. L. vol. XIV.
Il primo documento, che io conosca, in cui si parla di questa località risale al 7 giugno 1123 (1): la bolla di Calisto II in favore della basilica di S. Maria in Trastevere. Fra gli altri fondi donati alla detta basilica si legge : “apud civitatem Albani vineas montis Crescendi, duas pecias vinearum apud bascam marmoream, duas in Sedano».
Premesse queste notizie sulla località di Secciano, passo alla descrizione del cunicolo che ho desunta dalla Relazione peritale intorno alle opere d' escavazione eseguite nell’antico acquedotto di Secciano fatta dall' ingegnere Cesare Tuccimei in seguito ad ordinanza del pretore di Albano del 16 aprile 18.96.
Il cunicolo è scavato in un banco di peperino: sulle pareti si vedono le tracce dello scalpello. La volta è circolare e il suo diametro varia da m. o,6o a m. 0,50; le pareti, che si conservano rette, si vanno restringendo verso la base sino a m. 0,35 e racchiudono fra loro una cunetta laterizia murata nel fondo larga cm. io e alta cm. 15. Circa ogni quaranta metri si apre verticalmente un pozzo, fatto evidentemente per l'asportazione del materiale e per rinnovare l'aria agli operai addetti alla costruzione; siccome però il banco di peperino non giungeva fino alla superficie dei fondi sovrastanti, la parte residuale del pozzo fu scavata nella terra; nel punto di confine però fra il peperino e il terreno vi è una grossa pietra forata nel mezzo. In corrispondenza del quinto pozzo diramasi a destra un altro cunicolo in direzione di monte Savello, cunicolo che fu esplorato fino a m. 16.
L'altezza del cunicolo varia: fu rinvenuto alto m. 1,78 presso allo sbocco; dai m. 1,90 ai m. 2 in prossimità del primo pozzo; m. 1,70 presso il secondo; abbassatosi fino a m. 1,45 presso il quarto pozzo, torna poi a rialzarsi fino a m. 1,90. I lavori di espurgo
(1) Cod. Vat. 8o5 i, voi. I, f. 28; PFLUCK-HARTTUNG, Acta RR. PP. inedita, II, 239; TOMASSETT1, op. cit. p. Y I.
giunsero poco oltre il sesto pozzo per una lunghezza complessiva di m. 243 cosi ripartiti : m. 34 dallo sbocco di Secciano all' incontro del primo pozzo ; m. 1,5o, lunghezza del primo pozzo nel senso del cunicolo m. 34, dal primo al secondo pozzo; m. 1.50, lunghezza del secondo pozzo; m. 39, dal secondo al terzo; m. 1,3o, lunghezza del terzo pozzo; m. 37,10, fra il terzo e il quarto; m. 1,54, lunghezza del quarto pozzo; m. 41,80, fra il quarto e il quinto; rn. 1,50, lunghezza del quinto pozzo; m. 44350» fra il quinto e il sesto; m. 1225, lunghezza del sesto pozzo; m. 4 dopo il sesto pozzo. A questo punto si arrestò l'espurgo a causa di una frana del cunicolo dovuta forse al troppo suo ravvicinamento all' estremo superiore del banco di peperino. Ma la perizia del Tuccimei ci offre a questo riguardo un altro particolare importante; riferirò le sue stesse parole:
“All'origine della frana un altro braccio di cunicolo si distaccava a sulla destra e girava a breve distanza la frana stessa, costruito certamente dopo che quella frana era avvenuta, allo «scopo di girarla rientrando nel tratto superiore alla medesima rimasto intatto. Se non che ora il detto braccio lungo a in complesso m. 5 rientrava ancora nel terreno franato, segno che la frana erasi protratta in su dopo che quel braccio era stato scavato”.
Date queste notizie la storia di questo cunicolo, che è così strettamente legata a quella di Casta Savello e di tutto il contado, si può, con molta attendibilità, ricostruire così scavato negli ultimi tempi della Repubblica o nei primi dell'Impero per fornir d' acqua la villa ivi esistente, rese nel medio evo possibile la formazione di un centro agricolo intorno a Costei Savello, centro che fu poi in gran parte deserto per mancanza d'acqua dovuta alla prima frana del cunicolo, e per l' opera devastatrice di messer Giuliano de' Ricci, legato di Eugenio IV; circa il 1450 però il cunicolo fu riparato dallo Scarampo a cui sarebbe dovuto, a mio avviso, quel tratto di cunicolo che gira intorno alla prima frana.
II Biondo infatti parlando dei restauri fatti dal' suddetto al monastero edificato da Onorio III su Col Savello e agli edifici del contado, dice che il cardinale d'Aquila «ductus aquarum instaurava » (1).
Franatosi anche il secondo cunicolo circa la metà del secolo xvii, Castel Savello fu del tutto abbandonato. I due storici d'Albano concordano nel dire che Castel Savello fu abbandonato verso il 1640 per mancanza d' acqua (2). Il Lucidi invece afferma che « la mancanza d'acqua da bevete « non fu cagione della desolazione di questo luogo, perché « questa non solo poteva estrarsi dalla cisterna, che tuttora « ivi esiste, ma facilmente ancora si poteva andare ad attiri-« gene sotto il colle, ove ve n' ha molta copia, come con “maggior incommodo sì usa in molti paesi montuosi, e « come erari per più secoli praticato in questo stesso castello“ (3); segno che l' acqua dì Secciano, a cui allude indubbiamente il Lucidi, trovatasi una nuova via attraverso la seconda frana, era tornata a sgorgare in una certa quantità, due o tre once forse, quanta se ne vedeva fino a pochi armi fa. Cessò poi del tutto a fluire per l'ostruzione del cunicolo; ma dopo che questo fu espurgato in seguito ai lavori diretti dal Tuccimei, ora fluisce in quantità non ricordata da alcuno, oltre quindici once. Per essa le dirute mura di Caste' Savello vedranno rifiorire all'intorno una nuova vita, un nuovo benessere.
GIUSEPPE DEL PINTO.
(i) F. BIONDI, Italia€ illustra« (Veroriae, 1481-1483) lib. i, c. 3. (2) F. GIORNI, op. cit. p. 195; G. A. RICCY, op. cít. p. 243. (3) E. LUCIDI, op. Cit. p. 309.
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Auxilium petere ?
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