Uno dei punti di massima quota per l'arrivo degli acquedotti era a piazza dei Cinquecento, dove con una diramazione (più o meno lungo l’asse degli attuali binari di Termini), l’imperatore Domiziano portò l’acqua ad una grande cisterna, per alimentare le sue terme.
Già in antico la piazza era conosciuta col toponimo di ‘piazza di Termine’, e questo era probabilmente dovuto al fatto che qui, a piazza dei Cinquecento, dove c’era appunto la grande cisterna delle Terme di Diocleziano, fosse il punto terminale dell’acquedotto (cd. Bottino di Termini).
La cisterna era a forma trapezoidale, ma oggi non esiste più nulla in alzato perché gli ultimi resti furono demoliti nel 1876. Probabilmente rimangono dei residui delle strutture di fondazione, che verrano valorizzati nei recenti lavori di ristrutturazione della piazza (2025).
Tenendo presenti le quote di arrivo a Roma degli acquedotti, soltanto l’acquedotto Claudio e l’Anio Novus avrebbero potuto alimentare la conserva. In tal caso tra i due sembrerebbe più probabile l’Anio Novus, in quanto il Claudio portava acqua di sorgente più adatta a usi esclusivamente idropotabili. Le arcate dell’acquedotto, visibili in alcune stampe del Cinquecento e del Seicento, raggiungevano la Botte lungo il lato sud-orientale. La Botte di Termini era un serbatoio di forma trapezoidale con copertura piana sostenuta da 47 pilastri a base quadrata di 1,25 metri circa di lato e alti in media 5 metri. La lunghezza totale era di 88 metri circa, la larghezza massima di 24 metri, quella minima di 8 metri. La capacità totale della conserva poteva raggiungere i 6000 metri cubi. Durante gli scavi furono trovati bipedali con bolli di Diocleziano, dato che consente di affermare la contemporaneità della costruzione della conserva, con quella delle Terme.
Tenendo per ferme tali quote e quelle di arrivo a Roma degli acquedotti, soltanto l’acquedotto Claudio e l’Anio Novus avrebbero potu- to alimentare la conserva. In tal caso tra i due sembrerebbe più probabile l’Anio Novus, in quanto il Claudio portava acqua di sorgente più adatta a usi esclusiva- mente idropotabili. Le arcate dell’acquedotto, visibili in alcune stampe del Cinquecento e del Sei- cento, raggiungevano la Botte lungo il lato sud-orientale. La Botte di Termini era un serbatoio di forma trapezoidale con copertura piana sostenuta da 47 pilastri a base quadrata di 1,25 metri circa di lato e alti in media 5 metri. La lunghezza totale era di 88 metri circa, la larghezza mas- sima di 24 metri, quella minima di 8 metri 8 . La capacità totale della conserva poteva raggiungere i 6000 metri cubi. Durante gli scavi furono trovati bipedali con bolli di Diocleziano 9 , dato che consente di affermare la contemporaneità della costruzione della conserva, con quella delle Terme.
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Auxilium petere ?
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