Il nome di questa catacomba, le cui fonti antiche tacciono completamente (infatti, prima della sua scoperta, nulla si sapeva di questo cimitero ipogeo), deriva da una iscrizione della seconda metà del IV secolo, scoperta nell'aprile del 1932 in una grande nicchia con tomba a mensa, dipinta in rosso e con bordo in mosaico: Novatiano beatissimo marturi Gaudentius diaconus fecit. Il cimitero fu perciò attribuito a Novaziano, la cui identificazione però è ancora oggi dibattuta tra gli studiosi.
In superficie, in occasione della costruzione dell'istituto di Medicina Legale, è venuta alla luce una necropoli romana, ed in particolare resti di un mausoleo di età augustea, utilizzato fino alla fine del II secolo. Inoltre, nelle vicinanze dell'accesso originario alla catacomba sono stati scoperti resti di una struttura edilizia absidata.
Tra le catacombe romane, quella di Novaziano è quella meglio datata. Infatti, nel livello inferiore, sono state scoperte iscrizioni, con data consolare, ancora integre e perfettamente al loro posto sulle rispettive pietre sepolcrali: due sono datate 266 e le altre due 270. Queste iscrizioni, e la gran quantità di monete della stessa epoca, fanno risalire l'origine del cimitero alla seconda metà del III secolo; in età costantiniana poi il cimitero si è ingrandito (livello superiore), appaiono i monogrammi costantiniani, si sviluppano cubicoli a carattere familiare. Tra la fine del IV secolo e l'inizio del V secolo il cimitero fu abbandonato e completamente dimenticato: non vi è traccia di esso in nessun itinerario altomedievale per pellegrini.
Le fonti liturgiche antiche non menzionano alcun martire sepolto nella catacomba, che, come detto, era sconosciuta. Fa eccezione il personaggio menzionato nell'iscrizione scoperta nel 1932: Novatiano beatissimo marturi Gaudentius diaconus fecit. L'iscrizione risale alla seconda metà del IV secolo, quando un diacono di nome Gaudenzio, risistemò, monumentalizzandola, la tomba di Novaziano. Su chi sia questo martire, il dibattito è ancora oggi accesso:
alcuni studiosi ritengono che si tratti di un giovane martire romano, morto durante la persecuzione di Diocleziano (284-305), e che viene ricordato dal Martirologio geronimiano alle date del 27 e 29 giugno; la maggior parte degli studiosi invece identifica il Novaziano della catacomba con l'antipapa Novaziano, scismatico, fondatore della chiesa omonima, che subì il martirio sotto l'imperatore Valeriano nel 258.
« Non si comprende quale specifica indicazione o quale particolare simbolismo avrebbe potuto distinguere il nostro cimitero da uno di tipo ?ortodosso?, come è invece stato sostenuto dai negatori dell?attribuzione della catacomba alla comunità novazianista di Roma. » (De Santis - Biamonte, op. cit., p. 229)
Al secondo livello della catacomba sono posti i resti archeologici più interessanti e rilevanti dell'intero complesso cimiteriale.
Il luogo di sepoltura di Novaziano consiste in una tomba a mensa, successivamente foderata con marmi ed abbellita da due colonnine, decorazione pittorica e a mosaico. Nella stessa galleria della tomba di Novaziano, in un cubicolo sono stati scoperti quattro sarcofagi riccamente istoriati e databili ad età costantiniana. Essi appartenevano ad una ricca famiglia romana; i tre sarcofagi laterali riportano i nomi di: Florenzio Domizio Mariniano, morto a nove anni; di suo fratello Aurelio, morto a cinque anni, poco tempo dopo la scomparsa di Florenzio; di Atronio Fidelico; il grande sarcofago al centro della stanza appartiene ai genitori, Tulliano e Aristia. I sarcofagi sono decorati con scene tratte dalla Bibbia, tra cui gli episodi dell'epifania, di Daniele nella fossa dei leoni, di Adamo ed Eva, della risurrezione di Lazzaro, del rinnegamento di Pietro, ecc.
Tra le tante tombe ancora intatte, merita particolare menzione quella di Antistia Euphanilla: tramite una piccola fessura sul lato superiore, gli archeologi hanno potuto ammirare, al suo interno, perfettamente conservati, i resti della donna, con brandelli della veste e dell'acconciatura a fili d'oro e grossi ciuffi di capelli.
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