Il cratere di Castiglione è una manifestazione vulcanica periferica del complesso dei Colli Albani. Se ne apprezzano le dimensioni quando ci si affaccia sui suoi bordi tufacei. Il tufo di Castiglione era denominato dai romani lapis gabinus. Prodotto dell'esplosione del cratere, è un tufo costituito da ceneri grigio chiare contenenti lapilli scuri e frammenti di lava. Le cave per l?estrazione e la lavorazione di questo tufo sono distribuite in tutta l?area. Il fondo del cratere era occupato sino alla fine dell?Ottocento da un lago impaludato di origine vulcanica noto come 'Lacus Buranus' o 'Lacus Sanctae Praxedis'. Il lago di Castiglione fu prosciugato dalla bonifica realizzata dai Borghese nel 1890 e le acque furono immesse nel vicino fosso dell?Osa. Il fondo del cratere è zona agricola, ma ancora oggi, dopo forti piogge, diventa un acquitrino. Non manca qualche infiltrazione d?insediamenti edilizi abusivi, in fase di regolarizzazione.
Nel Medioevo, in seguito ai fenomeni d'impaludamento, la vita del centro urbano di Castiglione subì una contrazione e, tra l'XI e il XII secolo, la popolazione si rifugiò nel punto sommitale del cratere, dando vita al villaggio fortificato noto come 'Castrum Castiglionis' o 'Sanctae Praxedis'. Agli inizi del Quattrocento, il papa Bonifacio IX ordinò la demolizione della torre e del castello e Castiglione fu ridotto a casale agricolo. La tenuta rimase in proprietà dei monaci di Santa Prassede sino al 1527. Passò poi agli Odescalchi, quindi agli Azzolini da Fermo e infine ai Borghese, cui si deve la bonifica.
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