Città, vicus e borghi
Civili funzionali

Area archeologica Campo della Fiera

  

Al di sotto della rupe sulla quale sorgeva la città etrusca, in genere identificata con l'etrusca Velzna (Volsinii Veteres) si trova il pianoro oggi conosciuto come "Campo della Fiera" nel quale una serie di scavi condotti dall'Università di Macerata (2001-2006) hanno permesso di riconoscere nel 2006 un vasto santuario:
un tempio, del quale restano il podio in opera quadrata in tufo (VI-IV secolo a.C.) e il pavimento in signino di una fase successiva di epoca romana (II secolo a.C.),

- il muro di cinta,
- sistemazioni con pozzi e fontane
- due ampie strade, una probabilmente diretta a Bolsena e la seconda che dalle spalle del tempio porta sulla parte alta della collina.

Negli scavi sono inoltre stati ritrovati i resti di una chiesa, San Pietro in Vetere, sorta su una precedente area sacra del santuario: alla chiesa si riferiscono un primo pavimento del IV secolo, un secondo pavimento in mosaico del V-VI secolo e resti dell'edificio ricostruito nel XII secolo e quindi abbandonato.

L'identificazione con il Centro Sacro degli Etruschi, era già stata proposta in seguito ad alcuni ritrovamenti avvenuti alla fine del XIX secolo, ma ora sicura al 90%.

Il Fanum Voltumnae (nome latino traducibile come "santuario di Vertumna") era il santuario federale etrusco, conosciuto dalle fonti antiche, ma di incerta identificazione.

Il santuario era dedicato al dio Voltumna o Vertumno, probabilmente un aspetto del dio Tinia (equivalente a Giove).
Ogni anno a primavera vi si riunivano i capi dei "dodici popoli" della Lega che raccoglieva le dodici città etrusche, delle quali la più antica e importante era Tarquinia (fondata da Tarconte, il costitutore e primo capo della Lega). Vi si eleggeva il capo supremo della Federazione Etrusca, vi si tenevano feste religiose e vi si prendevano deliberazioni di politica interna ed estera. Altre riunioni straordinarie potevano tenersi nel santuario per deliberare di affari urgenti.

Il Rescritto Costantiniano di Spello (CIL X, 5265) è da annoverare tra i più noti documenti epigrafici latini fin dal momento della sua scoperta, avvenuta nel 1733 presso le rovine del teatro.
Il testo è inciso su una grossa lastra di marmo (160 cm x 56 cm) e la questione che da subito si rivelò interessante riguarda la conversione dell'imperatore Costantino, in quanto nel documento vengono menzionati riti esplicitamente pagani e per tale motivo i primi studiosi, tra i quali Muratori, ritennero falso il documento, fino all'intervento di Mommsen, che alla metà dell'800, ne dimostrò l'autenticità.

Datato secondo alcuni al 326, anno in cui Costantino attraversò l'Umbria durante del suo viaggio verso Roma, il testo sembra essere stato inciso tra il 324 ed 337.
I postulanti informano di essere tenuti, per un'antica consuetudine, ad eleggere un sacerdote ogni anno per celebrare i ludi scenici ed i munera gladiatori a Volsinii (odierna Orvieto), pertanto chiedono, a causa delle difficoltà del percorso, di essere esentati da tale viaggio.

In relazione a ciò domandano anche che a Hispellum (Flavia Constans) venga costruito un tempio, in nome dell'imperatore, dedicato alla gens Flavia e che presso questo tempio si svolgano i giochi presieduti dal sacerdote eletto annualmente.

L'imperatore concede quanto richiesto, a condizione che il tempio non sia contaminato dagli inganni di alcuna contagiosa superstitio.
Il luogo di ritrovamento del rescritto e dell'iscrizione di C. Matrinius Aurelius, coronatus Tusciae et Umbriae, appare non tanto in rapporto con il teatro, quanto piuttosto con l'edificio antico riutilizzato per al chiesa di S. Fedele, forse in origine pertinente al martire locale S. Felice.

Si tratta di un'aula allungata, munita di abside, realizzata in opus mixtum vittatum, collocata sull'angolo nord-ovest del santuario, davanti al sacello settentrionale.
Sarebbe difficile non collegare i giochi menzionati nel rescritto con le strutture del santuario, che comprende un teatro e un anfiteatro, e cioè edifici destinati a ludi scaenici e al gladiatorum munus.

Ai fini della piena comprensione del testo è importante il luogo del ritrovamento coincidente con l'area attualmente occupata dalla cinquecentesca villa Fidelia, a circa 1 km da Spello in direzione nord, dove si trova il grande complesso monumentale della città antica: il santuario.

L'accenno a spettacoli come parti integranti delle celebrazioni religiose e il luogo del ritrovamento dell'epigrafe indicano chiaramente come queste festività dovessero svolgersi proprio nel santuario di villa Fidelia e il fatto che tali celebrazioni fossero comuni a tutti gli Umbri non lascia dubbi sulla centralità dell'antica Hispellum come capitale religiosa dell'intera regione.
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