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Una nuova iscrizione trilingue sulla tomba di Dario il Grande
- di
- 7 Feb 2019 alle 17.14
Cronaca archeologica Focus Ritrovamenti Impero persiano
L’iscrizione è stata scoperta su un bassorilievo nella parte superiore destra della tomba reale di Dario I, nel sito archeologico di Naqsh-e Rostam. «Nel 2001, una squadra della Parsa Pasargadae Research Foundation aveva rimosso lo sporco e i licheni che coprivano un’iscrizione che si pensava fosse già nota agli investigatori. Così, il 23 ottobre 2018, l’archeologo Mojtaba Doroodi e il fotografo professionista M.A. Mosallanezhad erano andati a Naqsh-e Rostam per una documentazione fotografica e l’hanno scoperta. «L’iscrizione non era mai stata registrata finora», racconta Doroudi. «L’ho vista casualmente mentre scattavo fotografie della zona: il testo parla di una delle figure di spicco della corte achemenide e della Persia antica, finora mai menzionata nella storia».
Il testo cuneiforme è in tre lingue ed è scritto su quattro linee: le prime due sono in persiano antico, la terza in lingua elamita achemenide e la quarta in lingua babilonica achemenide», spiega a National Geographic Soheil Delshad (Università libera di Berlino). L’iscrizione è collegata alla figura scultorea barbuta e senza armi appena sotto. «Non sappiamo chi fosse perché l’inizio dell’iscrizione, che conteneva il nome del personaggio, è molto danneggiato ed eroso. Tuttavia si è conservata l’ultima parte del suo titolo: Patishorian. Questo titolo si trova anche proprio sul lato opposto nel bassorilievo di Gobria, uno dei sei nobili persiani che aiutarono Dario a salire sul trono. La figura a destra è pertanto un altro Patishorian che non conoscevamo», dice Delshad.
«L’iscrizione è importante dal punto di vista linguistico (nuovi verbi nelle tre lingue antiche) e dal punto di vista storico (la comparsa di un altro Patishorian senza armatura). L’interpretazione dei verbi è una grande sfida perché non ve n’è alcuna traccia nel corpus delle Iscrizioni reali achemenidi». L’iscrizione è stata registrata come DNf: “D†per il nome del sovrano Dario, “N†è l’iniziale del sito di Naqsh-e Rostam, e “f†perché finora l’elenco era arrivato a DNe. Un’edizione commentata da parte di Doroodi e Delshad sarà presto pubblicata sulla rivista online ARTA.
Il testo cuneiforme è in tre lingue ed è scritto su quattro linee: le prime due sono in persiano antico, la terza in lingua elamita achemenide e la quarta in lingua babilonica achemenide», spiega a National Geographic Soheil Delshad (Università libera di Berlino). L’iscrizione è collegata alla figura scultorea barbuta e senza armi appena sotto. «Non sappiamo chi fosse perché l’inizio dell’iscrizione, che conteneva il nome del personaggio, è molto danneggiato ed eroso. Tuttavia si è conservata l’ultima parte del suo titolo: Patishorian. Questo titolo si trova anche proprio sul lato opposto nel bassorilievo di Gobria, uno dei sei nobili persiani che aiutarono Dario a salire sul trono. La figura a destra è pertanto un altro Patishorian che non conoscevamo», dice Delshad.
«L’iscrizione è importante dal punto di vista linguistico (nuovi verbi nelle tre lingue antiche) e dal punto di vista storico (la comparsa di un altro Patishorian senza armatura). L’interpretazione dei verbi è una grande sfida perché non ve n’è alcuna traccia nel corpus delle Iscrizioni reali achemenidi». L’iscrizione è stata registrata come DNf: “D†per il nome del sovrano Dario, “N†è l’iniziale del sito di Naqsh-e Rostam, e “f†perché finora l’elenco era arrivato a DNe. Un’edizione commentata da parte di Doroodi e Delshad sarà presto pubblicata sulla rivista online ARTA.
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