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Scoperto ad Aquileia un maxi-deposito di anfore romane
- di
- 28 Giu 2019 alle 23.35
Focus Cronache archeologiche Ritrovamenti Anfore Aquileia
AQUILEIA. Un deposito di anfore utilizzate in antico per il trasporto dell'allume, un fissatore dei colori per tessuti nel mondo antico, è il risultato della campagna di scavo attualmente in corso ad Aquileia sotto la guida di Daniela Cottica nell'ambito del progetto «Aquileia Porto romano - sponda orientale: indagini archeologiche presso l'ex fondo Sandrigo».
«Questo, che è uno dei più consistenti rinvenimenti in tutto l'occidente romano - spiega Daniela Cottica direttrice della campagna, docente di archeologia classica e di Archeologia delle province romane al Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università Cà Foscari di Venezia - e viene a colmare un vuoto documentario per l'emporio aquileiese che, grazie alla scoperta del team Cafoscarino 2019, fa capire come Aquileia fosse il punto di riferimento per le rotte del commercio dell'allume e per il proseguimento del prodotti dall'alto Adriatico verso la pianura Padana e le province nord-occidentali».
L'area, che è oggetto delle attività di ricerca e di scavo cafoscarino dal 2010, è un sito demaniale che si colloca sulla sponda orientale dell'antico corso fluviale del Natiso cum Turro, di fronte alle banchine monumentali del sistema del porto fluviale di Aquileia. Si tratta di una zona che rivela un complesso intreccio di cambiamenti ambientali legati all'antico corso fluviale e di interazione costante tra uomo e ambiente che va dal I secolo a.C. - inizi I d.C. almeno fino al VI secolo d.C.
La campagna di scavo attualmente in corso sta approfondendo l'indagine di un complesso artigianale di prima età imperiale, che perse la sua funzione e fu smantellato fra fine I ed inizi II secolo d.C. per lasciare posto al sistema di maceri per la canapa che è stato oggetto di indagine nel 2018. Lo strato sottostante sta restituendo, invece, un eccezionale deposito di anfore utilizzate in antico per il trasporto dell'allume.
«Questo, che è uno dei più consistenti rinvenimenti in tutto l'occidente romano - spiega Daniela Cottica direttrice della campagna, docente di archeologia classica e di Archeologia delle province romane al Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università Cà Foscari di Venezia - e viene a colmare un vuoto documentario per l'emporio aquileiese che, grazie alla scoperta del team Cafoscarino 2019, fa capire come Aquileia fosse il punto di riferimento per le rotte del commercio dell'allume e per il proseguimento del prodotti dall'alto Adriatico verso la pianura Padana e le province nord-occidentali».
L'area, che è oggetto delle attività di ricerca e di scavo cafoscarino dal 2010, è un sito demaniale che si colloca sulla sponda orientale dell'antico corso fluviale del Natiso cum Turro, di fronte alle banchine monumentali del sistema del porto fluviale di Aquileia. Si tratta di una zona che rivela un complesso intreccio di cambiamenti ambientali legati all'antico corso fluviale e di interazione costante tra uomo e ambiente che va dal I secolo a.C. - inizi I d.C. almeno fino al VI secolo d.C.
La campagna di scavo attualmente in corso sta approfondendo l'indagine di un complesso artigianale di prima età imperiale, che perse la sua funzione e fu smantellato fra fine I ed inizi II secolo d.C. per lasciare posto al sistema di maceri per la canapa che è stato oggetto di indagine nel 2018. Lo strato sottostante sta restituendo, invece, un eccezionale deposito di anfore utilizzate in antico per il trasporto dell'allume.
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