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Gli antichi teatri di Pella individuati grazie a Google Earth e Bing

  • di Grazia Pattumelli
  • 12 Giu 2019 alle 15.24

Teatro Pella Google Earth Bing

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Gli antichi teatri di Pella individuati grazie a Google Earth e Bing
"Perché se spargete sabbia o rena fina sull'orchestra di un teatro, il suono si attenuerà? E perché, quando Alessandro espresse il desiderio di realizzare il frontescena [di un teatro] di Pella in bronzo, l'architetto aveva consigliato il contrario, dato che avrebbe rovinato le voci degli attori?"

Così scriveva quasi 2000 anni fa Plutarco (46 d.C. – 125 d.C.) in un passo dei Moralia dove parla degli elementi che rendono cattiva la diffusione del suono nei teatri. Fino all’anno scorso però nessuno aveva mai trovato il teatro dell’antica città greca cui fa riferimento.

Che dovesse essercene uno era noto fin dall’antichità, e non solo per la citazione di Plutarco, ma anche perché il grande poeta greco Euripide era andato a finire la sua carriera e la sua vita a Pella, dove scrisse le tragedie l’Archelao e le Baccanti, e dove morì nel 406 a.C..

Pella fu fondata da Archelao nel V secolo a.C. con l’obiettivo di farne la capitale del Regno di Macedonia e divenne in seguito sede dell’impero di Filippo II e di Alessandro Magno (356 a.C. – 323 a.C.), che l'arricchirono con un imponente complesso di palazzi e lussuose case private.

A metà del II secolo a. C. il Regno di Macedonia fu annesso all’impero romano e la città fu distrutta poco dopo da un violento terremoto. Nel 30 a.C. i romani fondarono Colonia Iulia Augusta Pellensis a 1,5 km circa a ovest della vecchia capitale macedone.

I primi scavi moderni della città greca iniziarono nella seconda metà del Novecento e permisero di riportare alla luce il Palazzo reale voluto da Archelao e decorato da Zeusi, uno dei più grandi pittori greci dell’antichità; numerose dimore private, tra cui l’enorme “Casa di Dionisio” con pavimenti decorati da bellissimi mosaici; un’agorà di quasi 200 metri per lato; e centinaia di tombe.

Ma niente che indicasse la presenza di un teatro sulla collina dove si trova il Palazzo reale, cosi come proposto nel 2010, 2014 e 2017 da vari ricercatori in base al confronto con la vecchia capitale del Regno Macedone, Ege, dove teatro e palazzo reale si trovavano nei pressi l’uno dell’altro.
Le prime tracce del teatro di Pella, voluto da Archelao e probabilmente reso monumentale da Alessandro Magno, sono state individuate solo nel febbraio 2018 su alcune immagini satellitari e aree ad alta definizione disponibili su Google Earth e Bing che mostrano un’anomalia di forma vagamente semicircolare su una bassa collina situata a est di quella su cui sorge il Palazzo reale.
Paolo Storchi, ricercatore in topografia antica presso il Dipartimento delle Scienze dell’Antichità della Sapienza e autore della scoperta racconta a National Geographic: “Le immagini mostrano sia tracce chiare, che tipicamente si formano in presenza di strutture sepolte, sia alcune anomalie nella disposizione della arborature che sembrerebbero indicare una cavea, cioè una gradinata di un teatro classico”.
Alcuni mesi dopo, sempre tramite l’analisi d’immagini telerilevate, Storchi ha individuato anche possibili tracce del teatro romano di Colonia Pellensis. Dopo una verifica sul terreno, effettuata nell’ambito delle sue ricerche di perfezionamento presso la Scuola Italiana di Archeologia di Atene, le due scoperte sono state pubblicate nel maggio di quest’anno sull’Annuario della scuola archeologica italiana di Atene e delle missioni in Oriente.
Un teatro enorme, degno di una grande polis greca

Storchi spiega che guardare le immagini satellitari è la fase finale del lavoro del topografo antichista. Infatti, per prima cosa si devono consultare tutte le fonti antiche, poi le epigrafi presenti sui resti già scoperti.

“Tramite queste informazioni cerco di ricostruire come doveva essere il paesaggio. Poi cerco di mettermi nei panni di un antico architetto, e penso a dove io avrei costruito un teatro o un anfiteatro, rispetto alle alture e alle colline che dovevano esserci all’epoca della costruzione”.

Per la sua ricerca del teatro greco di Pella, Storchi si è servito delle informazioni lasciate dallo storico romano Tito Livio che nel Libro 44 della Storia di Roma racconta che la città greca era vicina al mare.

“Livio ci dice che quando il console Emilio Paolo si accampò, nel 168 a. C., a un miglio dalla città, la giudicò una città quasi imprendibile, fondata nel punto ideale per allestire una grande capitale” racconta Storchi.

“Il Palazzo reale è su una collina e la città si estende a sud di essa in pianura. All’epoca fra la città e la collina scorreva un fiume con solo un ponticello per permettere le comunicazioni. La città era circondata da paludi quasi impenetrabili, e collegata tramite un fiume o dei canali al mare, che un tempo era molto più vicino di adesso” spiega Storchi.

Oggi il mare dista oltre 30 km dalla città moderna di Pella, che si trova al centro di una pianura alluvionale formatasi nei secoli grazie all’apporto di sedimenti dei vari fiumi citati nelle fonti storiche ora ridotti a piccoli rigagnoli.
Nell’articolo in cui descrive questa scoperta, Storchi spiega che per l’individuazione delle tracce è stata molto utile la funzione di Google Earth che permette di consultare immagini riprese in diversi anni e stagioni, e la possibilità di un’esaltazione delle asperità che può essere paragonata alla classica visione tridimensionale offerta dall’analisi di coppie stereoscopiche di fotografie a grande scala. In particolare, questa funzione ha mostrato come all’anomalia nel disegno del terreno corrisponda un particolare salto topografico su una bassa collina dove oggi si estende la Pella moderna, situata a est della collina su cui si trova il Palazzo reale. (immagine di questa pagina).
“La posizione è molto bella, perché in teoria chi era seduto nel teatro vedeva dietro alla scena il palazzo reale sulla collina difronte” dice Storchi. Secondo i calcoli del ricercatore il teatro aveva un’ipotetica orchestra di circa 31 metri di diametro e 120 metri di lunghezza della cavea. “È un teatro enorme, paragonabile a quello di Epidauro, e degno di una grande polis greca”, conclude Storchi.
La fotografia aerea permette di ricostruire gli antichi paesaggi
“Ci vuole un bello sforzo d’immaginazione” dice Storchi, “ma la fotografia aerea permette di ricostruire in parte l’antico paesaggio rimasto fossilizzato in aree che rimangono più umide e dove la vegetazione cresce rigogliosa”. Il ricercatore spiega che è importante guardare il maggior numero possibile di fotografie e immagini satellitari. “L'immagine Google Earth che ha rivelato il teatro greco è del 2014, dunque era on line già da 5 anni! In quell’immagine il teatro si vede così bene poiché scattata in un anno in cui le scarse precipitazioni avevano reso stentata la crescita della vegetazione. Quando sono andato di persona a Pella, a seguito di un inverno più piovoso, ho trovato molta più vegetazione” ricorda Storchi. “Però una volta che si sa dove cercare, il teatro si vede in tutte le immagini presenti nella cronologia di Google, anche se mai così chiaramente come nel 2014.” La zona dove è stato trovato il teatro è oggi una zona agricola. “All’interno di quella che era l’orchestra abbiamo trovato arnie e gabbie metalliche, probabilmente per l’allevamento di piccoli animali. Nei pressi delle gabbie giacevano frammenti di marmo decorati” racconta il ricercatore. “Nella zona settentrionale, infilandoci tra i cespugli, abbiamo trovato i muri del teatro. Un’emozione enorme!” racconta il ricercatore, che spiega poi di avere studiato archeologia perché da ragazzo voleva trovare la tomba di Alessandro Magno.
Tracce del teatro romano tra piante d’insalata e cavoli

Le informazioni relative a Colonia Pellensis sono ancora più scarse di quelle relative alla città greca, “forse anche per un certo privilegio da sempre dato all'archeologia in Grecia per il passato classico a scapito di quello romano e tardoantico/medievale” spiega Storchi.

Alcuni sondaggi effettuati nel 1987 e nel 1995 hanno condotto al rinvenimento di alcune case a continuità di vita dall'età romana al periodo bizantino, e alla scoperta di tre torri e una porta. La presenza di edifici di una certa monumentalità sarebbe tuttavia assicurata dai materiali architettonici reimpiegati nelle pareti della basilica bizantina scoperti da alcuni ricercatori greci.
“Nella zona dove le anomalie sulle immagini telerilevate suggeriscono la presenza del teatro romano la vegetazione è più stentata che altrove” afferma Storchi.
“Non sono mai stati fatti degli scavi, ma è qui che gli archeologi greci avevano ipotizzato la presenza del foro romano”. Durante il sopralluogo, Storchi ha trovato una più alta concentrazione di materiale edilizio (distese di frammenti di vasi e di mattoni e alcuni frammenti di marmo) rispetto alle zone circostanti, il tutto in quello che adesso è un campo di cavoli e d’insalata.
L’analisi di ulteriori immagini su Google Earth e Bing ha permesso al ricercatore di evidenziare nell’area altre anomalie del terreno, di cui una di forma ellittica e una di forma rettangolare, per le quali non ci sono però ancora delle ipotesi interpretative.
Andare con i piedi di piombo
Il teatro di Pella e quello di Colonia pellensis non sono le prime scoperte che il ricercatore ha fatto grazie all’uso d’immagini telerilevate. Nel 2009, infatti, Storchi aveva già individuato un teatro e un anfiteatro a Regium Lepidi (Reggio Emilia); nel 2013 un teatro, un anfiteatro e un circo a Palermo; nel 2014 un anfiteatro e una città gallica a Tannetum, dove attualmente sta dirigendo gli scavi.
“Bisogna sempre andare con i piedi di piombo ed aspettare le verifiche archeologiche” ammonisce Storchi, “ma si può essere quasi certi”.
Dopo la pubblicazione sull’Annuario della scuola archeologica italiana di Atene e delle missioni in Oriente, Storchi aspetta adesso che le sue ipotesi di riconoscimento dei due antichi teatri siano vagliate dalla comunità scientifica internazionale. E chissà, magari riuscirà anche a trovare i fondi per iniziare uno scavo archeologico.

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