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«Carthago», il mito in 400 reperti: ori, mosaici e sculture

  • di Grazia Pattumelli
  • 28 Set 2019 alle 6.53

Cartagine Mostra Colosseo

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Il suo nome — Cartagine — anche a distanza di secoli evoca, nell’immaginario comune, l’idea del nemico straniero. Nella realtà Cartagine e Roma si confrontarono in un lunghissimo percorso durato secoli, contrassegnato all’inizio da reciproca indifferenza, poi da accordi e concorrenza, e solo infine da una lotta senza esclusione di colpi. Con Roma vincitrice. E dal 26 settembre questo percorso — oltre i luoghi comuni e con criteri di scientificità — è raccontato in una mostra allestita tra Colosseo e Foro Romano, un grande affresco con quattrocento reperti che parte dalle radici fenicie di Cartagine nel Levante, ripercorre le fasi formative e di espansione, per giungere ai definitivi scontri con Roma che segneranno la distruzione, ricostruzione e integrazione definitiva di Cartagine nel mondo romano e poi cristiano.

Il Sarcofago della sacerdotessa alata
Titolo della mostra, Carthago. Il mito immortale, la prima grande esposizione interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del mondo antico. E un fascino che si disvela al visitatore dal primo esemplare esposto — un magnifico Sarcofago in marmo policromo detto «della sacerdotessa alata» del IV-III secolo avanti Cristo — fino all’ultimo reperto che chiude la mostra: l’enigmatico Mosaico della cosiddetta Dama di Cartagine: in realtà né donna, né uomo, una figura ieratica con il suo scettro, simbolo della massima espansione della città nel V-VI secolo dopo Cristo.

Dalla Fenicia alle Guerre Puniche
Un racconto per immagini scandito in sezioni cronologico-tematiche, che parte dalla «Fondazione e storia – Le origini orientali: La Fenicia» e si spinge fino alla contemporaneità degli scavi in corso (sfidando anche il kitsch con la ricostruzione, in scala gigante, del Moloch del film Cabiria di Giovanni Pastrone 1914, sceneggiato da Gabriele D’Annunzio: la terribile divinità legata ai culti fenici e ai cartaginesi accogliere il visitatore all’ingresso del Colosseo...). Meglio posare lo sguardo sui reperti — i magnifici ori, le teste ghignanti, i raffinati oggetti votivi — che raccontano storie lontane di navigatori, commercianti, artigiani, dei, lottatori, mari, culti funerari, conquiste, tutto ben oltre le più note vicende di Annibale e delle Guerre Puniche.

La statua del bambino nel tempio del dio Eshmun, in Libano
Testimonianze in arrivo da Spagna, Malta, Germania, dal Museo del Bardo di Tunisi o dal Libano, Beirut, da cui proviene la magnifica scultura in marmo raffigurante un bambino, solo una delle statue di infanti ritrovate non lontano dalla città di Sidone, nel tempio dedicato a Eshmun, dio fenicio delle guarigioni. La mostra è a cura di Francesca Guarneri, Alfonsina Russo, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi.

Info
«Carthago. Il mito immortale», Colosseo e Foro Romano. Fino al 29 marzo. Orari: 8.30-19 (la chiusura varia con il calendario). Ingresso: 12 euro (16 euro dal 1 novembre); www.parcocolosseo.it, tel. 06.39967700

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